La redazione di PianetaMilan.it ha contattato, in esclusiva, Lino Marzorati, ex difensore di Sassuolo e Milan, in occasione della sfida di domenica pomeriggio
In occasione di Sassuolo-Milan, gara che si disputerà domenica pomeriggio alm "Mapei Stadium" di Reggio Emilia, la redazione di PianetaMilan.it ha contattato in esclusiva un ex di entrambe le formazioni, Lino Marzorati, prodotto del vivaio rossonero ed ora difensore del Prato in LegaPro. Ecco le sue parole ai nostri microfoni.
Che partita si aspetta domenica, anche alla luce delle difficoltà che il Milan ha sempre riscontrato contro il Sassuolo?
"Come società e come squadra, il Sassuolo è ora una certezza in Serie A, quindi può lavorare serenamente. Il Milan, invece, ha bisogno di recuperare posizioni in classifica per puntare all'Europa. Per questo, penso che i rossoneri giocheranno con un po' più di tensione. La libertà mentale può essere l'arma in più del Sassuolo, anche perchè tecnicamente il Milan ha giocatori più dotati, che possono risolvere la partita da un momento all'altro. Non faccio pronostici, ma sarà una gara spettacolare".
Lei è cresciuto a Milanello: cosa ricorda di quel periodo?
"Ricordo i miei anni passati nel settore giovanile rossonero. Successivamente, bellissimo è stato l'esordio in prima squadra: ne conserverò sempre il ricordo. Mi è servito per poter dimostrare poi, con l'Empoli, di essere un buon giocatore. Aver avuto come compagni Baresi, Tassotti, Galli e Costacurta è stato come un'università. Al Milan mi sono formato calcisticamente. A Sassuolo, invece, è stata un'esperienza bellissima perchè ho vissuto la mia prima e unica promozione dalla Serie B alla Serie A, con un allenatore come Di Francesco, che reputo uno dei migliori. Posso solo parlare bene di queste due società, di cui conservo ottimi ricordi".
Come valuta questa politica del Milan orientata sui giovani, mentre ai suoi tempi, in cui i rossoneri erano pieni di campioni, era difficile emergere?
"A Empoli feci un anno da titolare, pensando di tornare in seguito al Milan. Per varie vicissitudini, poi, preferirono prendere altri giocatori. In quegli anni il Milan vinceva, puntava sui grandi campioni, quindi c'era poco spazio per giocatori come me, ma penso anche ad Astori, a Matri e ad altri giocatori che hanno subìto questa situazione. Ora, però, ritengo che guardare ai vivai italiani sia la soluzione migliore. I migliori italiani se li stanno spartendo la Juve, il Sassuolo, l'Atalanta e ora pure il Milan. Anche Atalanta e Roma puntano sui giovani: una volta c'erano i soldi, ora meno. Forse sono capitato nel periodo sbagliato (ride, ndr), ma nonostante ciò, sono contento di quanto fatto e penso di essermi meritato quanto ottenuto".
C'è un talento particolare che l'ha impressionata, un possibile erede dei vari Baresi, Nesta, Maldini...?
"A me piace molto Rugani, per il modo con con cui si mette in campo e interagisce con i compagni. Mi vedo molto in lui per il modo di giocare. Fa il suo lavoro, è silenzioso, spesso aiuta i compagni. Oggi lo vedo difficile, tutti pensano ai propri interessi, aiutando solo poche volte. Rugani, invece, preferisce fare qualche errore ma giocare per la squadra, essendo questa la base del calcio".
Concludiamo con la questione societaria: come vede l'imminente passaggio di proprietà alla cordata cinese?
"Sinceramente non so moltissimo. Vedo che è interessato anche il governo cinese. Certo, se Berlusconi vende, significa che l'acquirente è affidabile. Spero possano fare bene per la società e per i tifosi. Possiamo solo essere contenti, visto che oggi per vincere bisogna investire e al Milan c'è bisogno di qualche nuova soluzione".
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