MILAN-VERONA

Milan-Verona, Ibrahimovic: “Ho detto basta negli ultimi 10 giorni. Sul futuro…”

Zlatan Ibrahimovic, calciatore del Milan
Ibrahimovic, ha parlato in conferenza stampa al termine di Milan-Verona, partita della 38^ giornata della Serie A 2022-2023
Stefano Bressi Redattore 

L'attaccante rossonero, Zlatan Ibrahimovic, ha parlato in conferenza stampa al termine di Milan-Hellas Verona, partita della 38^ giornata della Serie A 2022-2023 che si è svolta allo stadio 'San Siro'. Ecco, dunque, le sue dichiarazioni.

Inizia Zlatan: "Giornata molto speciale per me. Ho tenuto dentro di me che avrei lasciato il calcio. Non ho detto a nessuno. Ho parlato con la società dicendo solo di fare una cosa l'ultima partita per un momento speciale, ma non sapevano la mia decisione sul futuro. Ringrazio anche voi per la pazienza. Ora avrete meno lavoro da fare. Grazie a tutti, domani sarà uomo libero da questo mondo. Carriera lunga, sono orgoglioso e felice che sia stata lunga. Grazie a tutti quelli intorno a me, che mi hanno dato forza, adrenalina ed emozioni per continuare. Oggi ultima giornata da professionista. Voglio ringraziare il Milan per tutto ciò che hanno fatto e tutte le squadre in cui ho giocato. Tutti sanno chi è stato importante per me, anche se dimentico qualcuno ora. Va bene, il futuro godiamocelo. Ora arriva prossimo capitolo della mia vita. Tutto qua".


Sull'emozione di oggi: "Era tutta la giornata, da quando mi sono svegliato che pioveva. Ho detto che pure Dio era triste. Va bene, iniziato così... Poi la famiglia mi ha detto che non parlavo tanto, perché non sapevano. Non l'ho detto a nessuno. Tutti dovevano sentirlo allo stesso momento. Emozione troppo forte. Sembravo uno zombie, non scherzavo e non parlavo. Troppa emozione. Se questo fosse stato tre mesi fa sarei stato in panico, come dicevo ai giornalisti. Oggi accetto e sono pronto, poi un po' triste, ovvio. Ho fatto questo per tutta la vita. Il calcio mi ha reso uomo. Mi ha fatto conoscere persone che non avrei mai conosciuto. Ho viaggiato in tutto il mondo grazie al calcio. Tutto grazie al calcio. Poi col Milan troppa emozione. La prima volta mi ha dato felicità, la seconda mi ha dato amore. Mi hanno fatto sentire a casa dal primo giorno. Poi ciò che è successo negli ultimi anni, dentro e fuori. Abbiamo vinto... Avevo fatto una promessa. Al mio ritorno mi hanno chiesto perché avrei avuto successo al ritorno, quando tutti falliscono. Ho detto che avevo passione, mentalità. Questa squadra è diventata la mia famiglia. Avevo 38 anni e tutti di 20. Da due figlio ero arrivato ad averne altri 25. Era una situazione con responsabilità, me l'ha data l'allenatore, l'ho preso e ho fatto il mio per portare la squadra dove è arrivata. Possono fare di più per portare avanti la squadra e fare più successo. Emozione troppo forte. Quando ero in campo ho pensato che guardare i giocatori mi avrebbero dato forza e piangevano, poi i tifosi e piangevano, poi mia moglie e pure... Allora guardavo in giro. Troppa emozione. Tutti pensano che sia superman, lo sono, ma superman ha un grande cuore e chi mi conosce lo sa".

Cosa lo spaventa: "Tutti sono programmati, fanno tutti lo stesso programma tutti i giorni per tanti anni. Poi uno smette prima e uno dopo. Quando uno è programmato così, sei abituato a ciò che stai facendo. Il panico è quando ti svegli e non sai che fare. Ora l'adrenalina sarà differente, non ho programma da seguire. Di norma faccio colazione e mi alleno con la squadra. Mi mancherà lo spogliatoio. Come una casa. Dividi tutto con i compagni. Ora purtroppo devo dividere con mia moglie, va bene. Sarà un altro mondo, per questo dicevo del panico. Ma sono pronto e accetto".

Quando ha deciso di lasciare e se la strada di Milanello sarà una delle cose che mancherà: "Penso che l'ho deciso negli ultimi dieci giorni. Ho detto basta. Devo essere orgoglioso e accettare, finendo bene. Purtroppo non potevo essere in campo, ma non potevo. Tutti sognano di essere in campo, ma non potevo. Ciò che ho provato è stato troppo bello e troppo forte per tutta la vita. La strada per andare a Milanello, la macchina va da sola. Ora sta ferma, dobbiamo trovare altre destinazioni. L'ultima avventura al Milan è stata differente. Sono arrivato come un pilota, ma mi piaceva tanto. Quando ero in America non pensavo di tornare. Avevo detto basta, poi Mino mi ha convinto a smettere in Europa, però doveva essere una partita e sono andato avanti tre anni. Troppa passione, è mentalità. Voglio sempre crescere. Mi mancherà la strada verso Milanello, ma verrò a salutare la squadra".

Se c'è l'ipotesi che rimanga nel calcio: "Penso che per il momento voglio prendermi tempo per godere di ciò che ho fatto. Non è giusto prendere una decisione in fretta. Troppa emozione che passa in me oggi. Voglio godermi l'estate, prendermi il tempo per pensare. Se si calma la situazione poi ci pensiamo. Essere allenatore o dirigente è una grande responsabilità. Da calciatore puoi essere te stesso, da allenatore sei limitato. Non posso venire in Ferrari all'allenamento da allenatore, o forse Zlatan può, cambiamo le regole. Da allenatore lavori di più. Devo pensare bene. Il calcio in generale non penso di lasciarlo, ma se entri in una cosa devi partire da zero. Se sono stato un grande calciatore, non sarò per forza un grande allenatore".

Un giocatore che gli ha ricordato se stesso: "No, c'è solo uno Zlatan, impossibile. Non per ego, ma se guardo altri giocatori, che non voglio paragonare, avrà un'altra storia. Sarà un altro giocatore. Poi non penso sia giusto paragonare. Quando ho iniziato mi paragonavano a Van Basten, ma lui è lui e io sono io. Poi possiamo avere cose simili, ma non è giusto paragonare così. Se poi arriva un altro Zlatan... Ma per il mio ego non credo".

Se dopo aver condiviso le decisioni con Mino è stato difficile prendere questa così difficile da solo: "Quando è successa la tragedia di Mino, il calcio per me è cambiato. Tutto l'ho fatto con lui. Ora ero da solo, non avevo qualcuno al mio fianco con cui parlare di tutte le mie cose. Quando fai le cose da solo non ti lamenti, ma con Mino ho diviso tutto. Poi è successa la tragedia e non è stato uguale. Fosse stato per Mino avrei giocato ancora, avrebbe voluto la commissione. Scusa Mino, ma è la verità".

Il suo momento più bello in rossonero: "Oggi è stato un momento... Un finale come oggi non potevo sognarlo. Per un finale così devi avere un feeling particolare con tifosi, società e calciatori. Dal primo giorno mi sono sentito a casa col Milan, sia col vecchio che col nuovo. Tutti i momenti erano belli. Non sapevo quanto potevo continuare, ma sapevo mi mancherà tutto questo. Anche se ero infortunato, sapevo che mi sarebbe mancato tutto. Oggi hanno tirato fuori il vero Ibrahimovic".

Cosa gli ha permesso di superare la paura e se ci sono state offerte e possibilità: "Penso che è arrivato quando accetti la situazione. Però deve arrivare da me. Tanti consigli, tanti pensieri di altri tra basta e vai avanti... Quando è arrivato da me che ho accettato fosse arrivato il momento. Non era perché non potevo giocare, che la testa voleva una cosa e il fisico un'altra. Tutto diceva basta. Era arrivato il momento di godersi il calcio e la vita privata. Offerte sì, ma non importanti. Se uno ha accettato di non continuare, le offerte non importano più".

Cosa prova quando pensa che si chiude un'epoca per gli svedesi: "Ci sono tanti ricordi, ora devo smaltire tutto e godermi i momenti".

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