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Pagni: “Donnarumma? Inevitabile il sacrificio se…”

Hakan Calhanoglu and Gianluigi Donnarumma, Milan, Getty Images

In caso di mancata qualificazione in Champions o accordo con l'UEFA, potrebbe essere ceduto Gigio Donnarumma: porterebbe plusvalenza e tanti soldi.

Stefano Bressi

ULTIME MILAN - Come dicono le signore milanesi sposate bene, non basta avere il marito ricco, bisogna che abbia anche voglia di spendere. In una squadra di calcio, occorre che il proprietario abbia voglia di “investire” e che possa farlo. Perché le regole del fair play finanziario dell’UEFA se da un lato hanno migliorato la trasparenza e lo stato di salute dei bilanci delle società di calcio, dall’altro hanno creato una evidente disparità. Perché, di fatto, impedisce ai nuovi “entranti” di investire per alcuni anni con i conti in rosso, in modo da recuperare il divario – tecnico ed economico – con i club più ricchi. I quali, non a caso, sono diventati negli ultimi anni sempre più ricchi (in termini di fatturato) e di partite vinte in Champions League.

Il Bollettino si scusa con questa lunga introduzione. Ma era necessaria per comprendere al meglio la notizia che trovate sull’edizione di Repubblica oggi in edicola: Gianluigi Donnarumma è il pezzo forte che verrà sacrificato per la campagna estiva di rafforzamento, con destinazione Paris Saint-Germain, disposta a investire una cifra tra i 50 e i 55 milioni di euro per assicurarsi un portiere giovane, di qualità e di prospettiva.

Quest’ultimo passaggio, ovviamente, è provocatorio: come è possibile rafforzare la squadra se si è disposti a privarsi del portiere titolare della Nazionale, con il quale ti assicuri la continuità nel ruolo per almeno i prossimi 15 anni? Diventa inevitabile se Elliott non potrà investire liberamente per il mercato. I limiti del FFP questo dicono, visto che anche per il bilancio che si andrà a chiudere alla fine di giugno, verrà accumulato un rosso di altri 80-85 milioni.

Che si sommano ai precedenti, eredità sia della gestione Marco Fassone-Massimiliano Mirabelli, sia delle ultime stagioni decadenti di Silvio Berlusconi-Adriano Galliani. È vero che Elliott sta trattando per via diplomatica con l’UEFA, con l’obiettivo di avere un anno in più di tempo per rientrare nei paletti delle regole finanziarie. Ma se non riuscisse e – soprattutto – se la squadra non dovesse centrare l’obiettivo del quarto posto in campionato, con il venire meno di almeno 50 milioni di proventi Champions, diventa inevitabile finanziare i giocatori in entrata con qualche “pezzo" in uscita.

Si dirà: non ci sono altri giocatori di cui privarsi prima di Donnarumma? Certo, ma nessuno ha il mercato del numero 99 e nessuno vale quella cifra. Ci saranno molti cambiamenti a Milanello: vuoi per contratti a scadenza (l'ex capitano Riccardo Montolivo, Andrea Bertolacci, Ignazio Abate, Cristian Zapata), vuoi perché non è detto che sia solo Donnarumma sulla lista dei partenti. Anche da Suso, Patrick Cutrone e Davide Calabria potrebbero arrivare plusvalenze significative.

Certo: le decisioni verranno prese solo dopo la fine del campionato, sperando che una soluzione con l’UEFA arrivi in contemporanea. Ma l’urgenza del Milan è mettere a posto soprattutto il centrocampo, nonchè trovare qualche giovane che garantisca maggiore pericolosità in fase offensiva. Con un portiere di grande esperienza come Pepe Reina e un giovane che potrebbe migliorare ancora come Alessandro Plizzari – è il ragionamento dei dirigenti del Milan – il ruolo di portiere è comunque coperto.

Se i tifosi ancora protestano perché per vincere ci vogliono campioni e non solo giovani di qualità e prospettiva, il Bollettino risponde: NON SI PUO’. Le regole del FFP non lo permettono in questo momento.. Non si può che costruire un mattone alla volta: quest’anno è stata la volta di Lucas Paquetà e Krzysztof Piatek. Altri ne arriveranno. L’addio di Donnarumma potrebbe essere l’equivalente del “sacrificio di Regina” negli scacchi. A patto di fare scacco matto, cioè tornare tra i grandi d’Europa.

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