Milan, vincere le prossime gare per convincere i piani alti che un altro cambio in panchina, non porterebbe a una rinascita, ma ad una nuova sconfitta.

Futuro? Se ne parla ormai da tempo… La scorsa stagione più o meno nello stesso periodo eravamo qui a scrivere parole come rivoluzione, anno zero, svolta… In estate sembrava che il gioco fosse fatto, grazie a un mercato oneroso e all’arrivo di Mihajlovic, invece solita fase di stallo per colpa dell’ipotetico broker che avrebbe dovuto acquisire una parte della società e della dirigenza che ha creato false aspettative. Non dico colpa dell’allenatore, perché il serbo si è ritrovato a lavorare sotto pressione lì dove erano crollate persino le fondamenta.

Inevitabile che ci sia aria di resa in quel di Milanello se il clima è così pesante. A confermarlo le parole di Mihajlovic di qualche giorno fa, che vere o false che siano, data l’immediata smentita del Milan, hanno sollevato non pochi spunti di riflessione: “con questa squadra è difficile fare di più”. Se l’imperativo, dopo i nove risultati utili consecutivi era crederci, cos’è successo al Milan? Il ko con il Sassuolo, ormai un tabù impossibile da sfatare, potrebbe aver abbassato il morale o riportato alla luce dei limiti solo accantonati, il pareggio con il Chievo sottolineato che senza Niang e Montolivo il Milan ha perso cattiveria ed equilibrio, ma perché no, la tanto sognata finale di Coppa Italia, raggiunta dopo 13 anni, ha contribuito ad adagiarsi per aver raggiunto l’obiettivo stagionale. Il Milan, infatti, doveva tornare in Europa e in questo modo, con o senza coppa in tasca ce la farebbe, ovviamente mantenendo il sesto posto. Non c’è altra spiegazione, a meno che non si voglia fare appello agli errori arbitrali (vedi il secondo gol del Sassuolo) e alla sfortuna (i due pali contro il Chievo) o dare la colpa a Mihajlovic.

Sinisa Mihajlovic Milan

Quando le cose non vanno bene il capo espiatorio è sempre l’allenatore, messo di nuovo in discussione e ormai dato per spacciato, senza considerare i passi avanti che ha fatto da inizio stagione. E allora io dico che al Milan fondamentalmente non sia successo nulla, l’errore è stato fin da subito quello di fissare degli obiettivi troppo ambiziosi. Se ora, viviamo il sesto posto come fase di stallo, è perché hanno voluto fosse così chiedendo tutto e subito, senza tener conto che la squadra è partita da zero, che Mihajlovic ha cercato di creare nuovamente un gruppo, che i frutti non si possono cogliere se non sono ancora maturi e che dovrebbero meravigliare più le vittorie che i passi falsi. L’aveva fatto notare, lucidamente, Barbara Berlusconi qualche tempo fa: “Siamo onesti, siamo da Europa League”.

Il Milan si è perso in queste ultime due uscite, è vero, ma non essendo ancora una Ferrari si tratta di una diretta conseguenza dello sprint fatto in questa seconda parte di campionato. Si pagano la stanchezza, le assenze pesanti e una panchina che non offre grande scelta. Decisive saranno le prossime partite contro Lazio, Atalanta e Juventus, non tanto per il futuro dell’allenatore, ma per quello della squadra che senza Mihajlovic si troverebbe di nuovo a partire da zero. Vincere quindi non per crescere, ma per convincere: convincere i piani alti che un altro cambio in panchina, non porterebbe a una rinascita, ma ad una nuova sconfitta.

 

@FedericaDB22

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