A fine partita Mihajlovic, scuro in volto, si dice parecchio arrabbiato. Ce l'ha con tutti, ma evita di parlare dei singoli, Balotelli in primis. Per lui altra occasione mancata
C’è da essere arrabbiati, e su questo non c’è dubbio. Mihajlovic era furioso al termine della partita col Sassuolo, però ha intelligentemente deciso di non prendersela con gli arbitri. Giusto, vista anche l’espulsione. Se la prende, invece, con Bacca accusato di essere il ‘colpevole’ sul gol di Duncan: “Doveva uscire sul tiratore, era stato messo là apposta”, ha tuonato l’allenatore, scontento anche di come la squadra si è disunita appena preso il gol dell’1-0.
Insomma, un’analisi perfetta di una partita che il Milan non doveva assolutamente perdere. Poi? Poi c’è Balotelli, dal primo minuto in campo per la terza volta in stagione, una rarità. E allora tutti a parlare di ‘grande occasione’, di ‘ultima chance’. E Balo che fa? Niente. O meglio: tocca 27 palloni, non tira mai in porta, perde 10 volte la palla e compie 6 passaggi negativi. Dovrebbe essere il centravanti della squadra, il faro, quello che fa a spallate e sfrutta il fisico: Mihajlovic lo aveva scelto anche per questo: “Meglio lui dall’inizio, rispetto a Menez. Sa proteggere il pallone e far salire la squadra”. Berlusconi ci aveva messo il carico: ‘Devi stare di più in area di rigore, devi stare lì in mezzo’. Risultato? Zero palloni toccati in area. Balo ha sempre gravitato lontano, galleggiando fra le linee. Presenza in area nulla e pericolosità ai minimi storici.
Non è al 100% della condizione, e questo si sa, ma è di questo che vogliamo veramente parlare? Perché quello che dà fastidio di Mario, in realtà, è il comportamento. Sempre sorridente e creativo sui social, poco presente e grintoso in campo. Dal 27 settembre 2015 non giocava titolare, oggi aveva la possibilità di dimostrare veramente che “Balo is back”. E invece no, per l’ennesima volta no. E allora la domanda che molti rossoneri (e non solo) si pongono è: perché?
Cos’è successo a quel ragazzino talentuoso che mostrava potenzialità fuori dal comune? Quel giocatore ambito anche in Premier e acquistato prima dal Manchester City e poi dal Liverpool. Il Milan sembrava la soluzione perfetta: la sua squadra del cuore, la stima di tutti (in primis Mihajlovic, che si è speso per il suo arrivo) e la vicinanza con i suoi genitori. Pure la gran parte dei tifosi rossoneri aveva accolto con grande speranza il suo ritorno.
Ma nella vita il talento non basta: serve sacrificio e dedizione. Serve serietà e forza di volontà. Difficile credere che a 25 anni Balotelli non abbia tutte queste prerogative. Certo, forse spesso sarebbe anche giusto lasciarlo stare, lasciarlo ‘nel suo brodo’. Oggi, per esempio, non è certo lui l’unica causa della debacle rossonera. Ma sicuramente è lecito aspettarsi qualcosa di più. Forza Mario, nessuno ti aspetterà in eterno. Scuotiti, perché il tempo passa e i treni passano. Salta in carrozza e riprendi in mano la tua carriera. Adesso o mai più.
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