La trasferta di Verona contro il Chievo per tornare a vincere e a correre per l'Europa. Mihajlovic barcolla, ma il carattere c'è e si vede. Basta lasciarlo lavorare.

Sarà l’aria di primavera a mandare in crisi le certezze rossonere, dato che da tre anni a questa parte di questi tempi viene sempre messo tutto in discussione. È successo con Seedorf, con Inzaghi e ora anche con Miahjlovic, proprio nel suo momento migliore. È bastata una sconfitta dopo nove risultati utili consecutivi a rovinare quel clima sereno che finalmente si era creato.

Con la storia che si ripete, perché il Mapei Stadium fu già fatale a inizio 2014 per Allegri e rischia di esserlo anche in questo 2016 per Mihajlovic, visto che dopo il 2-0 di domenica scorsa si sta parlando di probabili sostituti. Il divorzio era nell’aria, perché al presidente il serbo non è mai andato giù, opinioni contrastanti e caratteri poco affini, il motivo. Eppure Mihajlovic sta dimostrando di saper gestire bene la squadra che ha ritrovato un po’ di quello smalto perso da tempo. Un lavoro in primis mentale e poi fisico il suo, rispettando sempre il diktat: “gioca chi dà il 100%” e i frutti si sono visti con la rinascita di Honda e Montolivo, ma in generale di tutta la squadra, che numeri alla mano in questa seconda parte di campionato ha quasi tenuto il passo di Juve e Napoli. Il problema è che Mihajlovic vuole fare di testa propria, giustamente aggiungerei, ma il presidente vuole avere sempre l’ultima parola, in più a inizio stagione aveva imposto degli obiettivi facendo però i conti senza l’oste e il sesto posto non è di certo quello che si aspettava il patron rossonero, soprattutto dopo aver speso quasi 90 milioni per il mercato estivo.

Sinisa Mihajlovic durante Napoli - Milan

Ogni errore scatena quindi una tempesta, accusando di fragilità il gruppo, rimarcando i limiti della squadra e mettendo inevitabilmente in discussione l’allenatore, che forse, nonostante le smentite, si è davvero stancato di tutta questa pressione. “Non mollo” ha dichiarato ai microfoni di Milan Channel, ma ciò non toglie che dovrebbero lasciarlo lavorare con serenità.

Non giustifico la sconfitta contro il Sassuolo, ma voglio guardare il bicchiere mezzo pieno: siamo in finale di Coppa Italia e molto vicini alla zona Europa League, poco se si considera il passato rossonero, tanto se pensiamo invece al presente. Giusto pensare alla prossima trasferta contro il Chievo, in cui potrebbe rivedersi il modulo tanto caro al presidente il 4-3-1-2 con Bonaventura come trequartista e centrocampo a tre formato da Poli, Kucka e Boateng per far riposare Honda.

Ci sono altre dieci giornate per capire quale sarà il futuro di Mihajlovic, ma soprattutto del Milan: crediamoci sempre!

@FedericaDB22

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