Massimiliano Allegri, condottiero della Juventus, dopo uno Scudetto ed una Supercoppa Italiana fu costretto a lasciare il Milan in malo modo

Questa sera, alle ore 20:45, allo stadio 'Giuseppe Meazza' di San Siro, Milan e Juventus daranno vita ad una delle più grandi classiche del calcio italiano. La gara sarà di fondamentale importanza per il tecnico rossonero, Sinisa Mihajlovic, il quale, in caso di sconfitta e/o figuraccia, potrebbe essere esonerato in favore del rampante allenatore della Primavera del Milan, Cristian Brocchi. Ma Milan-Juventus non sarà una partita come le altre neanche per l'altro tecnico, il livornese Massimiliano Allegri, un tempo alla guida dei rossoneri ed oggi fiero condottiero di un'inarrestabile Juventus, reduce da 20 vittorie negli ultimi 21 incontri disputati.

Massimiliano Allegri, allenatore Juventus

Ieri, durante la conferenza stampa di presentazione del match tenuta presso il centro sportivo juventino di Vinovo, Allegri ha ricordato come lui, al Milan, abbia ancora tanti amici, e come non guardi a questa gara come una rivincita, ma soltanto ad un altro ostacolo da superare nella corsa al quinto Scudetto consecutivo per la Juventus, suo secondo personale. Ad onor del vero, Allegri ne avrebbe di sassolini dalla scarpa da togliersi, nei confronti del club di Via Aldo Rossi. 'Acciughina' (così era soprannominato quando, tra gli anni Ottanta e Novanta, era un apprezzato trequartista) arrivò al Milan nell'estate 2010, centrando il titolo al primo colpo con un Milan ancora infarcito di campioni e conquistando, nell'agosto 2011, anche la Supercoppa Italiana con un 2-1 in rimonta a Pechino contro l'Inter. Sembrava l'inizio di un nuovo ciclo per il Milan, quando, il 25 febbraio 2012, con i rossoneri saldamente al comando della classifica, si presentò a 'San Siro' la Juventus di Antonio Conte: al gol dell'iniziale vantaggio siglato da un Antonio Nocerino alla sua miglior stagione in carriera, rispose nel finale Alessandro Matri (che lo stesso Allegri avrebbe successivamente riportato al Milan). Quello che, però, rimarrà impresso nella memoria di tutti, è il gol clamorosamente non concesso a Sulley Muntari, che avrebbe consentito al Milan di raddoppiare, con una palla entrata abbondantemente in rete.

In quella circostanza, Allegri andò su tutte le furie, gridando allo scandalo. Quell'episodio costituì, forse, l'alibi per il crollo della compagine rossonera, che in seguito perse punti in casa contro Bologna (1-1) e Fiorentina (1-2), consegnando, di fatto, lo Scudetto nelle mani della rampante Juventus di Antonio Conte. Il quale inaugurò così il suo formidabile ciclo in bianconero. Per Allegri con quel Milan-Juventus cominciarono i primi scricchiolii nel rapporto con Silvio Berlusconi, il quale, l'anno successivo, gli concesse ancora fiducia soltanto perché convinto da Galliani a salvaguardare più volte il tecnico dall'esonero nel corso del girone d'andata, e solamente perché, in uno spettacolare girone di ritorno, grazie anche all'ausilio di un Mario Balotelli decisivo come non mai, centrò i preliminari di Champions League al termine di una bella rimonta sulla Fiorentina. Nel 2013-2014, Allegri, che si ritrovò una squadra priva di tutta la vecchia guardia (Alessandro Nesta, Gianluca Zambrotta, Gennaro Gattuso, Filippo Inzaghi) e con una rosa non propriamente all'altezza, iniziò il torneo sulla falsariga di quello precedente. Con la differenza che, il 6 gennaio 2014, dopo una rocambolesca caduta per 3-4 al 'Mapei Stadium' di Reggio Emilia contro il Sassuolo, la società optò per l'esonero, consegnando la squadra a Clarence Seedorf.

Allegri venne identificato come il principale 'problema' del Milan. Ma, dall'epoca, non è che la squadra, senza Allegri alla sua guida, abbia conseguito chissà quali risultati. Segno, forse, di come non fosse il tecnico di Livorno (e quindi Seedorf, poi Inzaghi, fino ad arrivare ad oggi con Mihajlovic), la motivazione per la quale il Milan, da cinque anni, non alza più un trofeo e non festeggia più grandi vittorie. Dopo le voci che lo avrebbero voluto alla Roma, Allegri, quasi per incanto, si è ritrovato catapultato nell'universo Juventus, nell'estate 2014, dopo le dimissioni improvvise di Conte in aperto disaccordo con la dirigenza bianconera. Ed è stato proprio a Torino che, con l'ausilio di un gruppo granitico e di tanti campioni, Allegri si è preso le sue rivincite. Riuscendo, persino, a far meglio del suo illustre predecessore. A Conte, infatti, la Juventus imputava il fatto di dominare il campionato e di collezionare magre figure in ambito europeo; al primo colpo, Allegri, ha rivinto il torneo di Serie A, conquistato la decima Coppa Italia della storia del club di Corso Galileo Ferraris e, infine, riportato la Juventus in finale di Champions League, dove si è arresa soltanto allo strapotere tecnico del Barcellona. Non senza qualche rimpianto. E che dire dell'attuale campionato? Senza Andrea Pirlo, Arturo Vidal e Carlos Tevez, con un organico ringiovanito e ristrutturato, Allegri era partito malissimo: ad ottobre, la Juventus si trovava in 14esima posizione in classifica, lontana anni luce dalla vetta della classifica. Quindi, l'incredibile rimonta, con 20 vittorie in 21 partite, la vetta del torneo, e 6 punti di vantaggio sul Napoli. Chapeau. Da problema ad eroe, per Allegri una bella rivincita, non c'è che dire.

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