fonte foto: repubblica.it
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La mitologia greca è quella raccolta e studio dei miti appartenenti alla cultura religiosa degli antichi greci, riguardanti, in particolare, i loto dei ed eroi. Tra di loro si poteva trovare la figlia di Asclepio e Epione, ovvero Panacea. Quest’ultima era la personificazione della guarigione universale e onnipotente, ottenuta per mezzo di piante. Che fosse mai esistita non è mai stato dimostrato, ma il 31 agosto 2014 il mondo ha ammirato la sua apparizione. Panacea si è manifestata in un luogo lontano dalla sua terra natale, ma che gronda storia da ogni angolo, ovvero la “scala del calcio”, meglio nota come San Siro. La figura mitologica non ha mostrato il suo vero volto, ma ha appoggiato la sua mano sulla spalla di Filippo Inzaghi. Solo con l’intervento della medicina di tutti i mali si possono spiegare tante cose.La prima arriva da una terra lontana. Honda ammirato domenica sembrava il lontano parente dello sciagurato ed impacciato degli scorsi sei mesi. Dribling efficaci, spirito da samurai, grinta, corsa e quel gol che ha fatto esplodere lo stadio. Insomma, sul numero 10 il mister ha soffiato i suoi poteri divini. Altro giocatore completamente diverso dal precampionato è stato, sicuramente, Zapata. Il colombiano è rimasto concentrato per tutta la partita, senza concedere quegli errori di sufficienza visti a Valencia per esempio. Avere un difensore esperto e navigato come Alex può solo che aiutarlo. La strana coppia, che aveva fatto storcere il naso a molti al momento di leggere la formazione, ha funzionato alla grande. I poteri di Inzaghi non si sono di certo fermati, anche Abate è stato toccato dalla mano mitologica; anzi, è stato solo sfiorato perché Ignazio gioca la solita, classica partita. Tanta corsa, tanti tentativi di cross e la solita frenesia in difesa che lo portano a procurare un rigore evitabilissimo. Il mister sguaina la spada in sua difesa e ricorda che il cross per il secondo gol è roba del numero 20. Pioli risponderebbe che, se avessero chiuso il primo palo, Muntari non avrebbe mai segnato.Panacea ha fatto il miglior lavoro, è scontato dirlo, su El Shaarawy. Il faraone era da tanto tempo che non stupiva tutti come domenica. Prendere l’azione del primo gol e quello scatto alla Bolt per capire che El Shaarawy è guarito e, anche, tornato. Inzaghi non si ferma di certo, nella lista di chi guarire troviamo De Sciglio, pronto dopo la squalifica. Saponara, trattenuto fino all’ultimo dalle sirene di Empoli, avrà le sue opportunità. Essien, entrato anche lui bene contro la Lazio, non è stato ceduto e potrà mettere la sua esperienza al servizio della squadra. Invece, su Niang il mister dovrà ancora lavorare tanto per rendere puro e cristallino un talento che è lì da vedere. Panacea è tornata in Grecia, ben consapevole che a Milano ha trovato un suo degno erode. Si chiama Filippo Inzaghi ed è la medicina ai mali rossoneri.Paolo Nicoli

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