fonte foto: tuttomercatoweb.com
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Chi al campetto da piccolo non ha mai sognato di giocare nel Milan e di segnare un gol? Tutti noi giocavamo come se fossimo nei grandi stadi d’Europa ed esultavamo come se avessimo fatto il gol della vita. Meglio ancora se al debutto con la maglia del nostro cuore. Chissà quante volte lo avrà sognato quel ragazzino di San Severino Marche. Siamo certi che avrà pensato di averlo realizzato, il 9 novembre 2010, segnando il suo primo gol con la maglia dell’Atalanta. Il dio del calcio, però, aveva in mente ben altre cose per lui.Un ultimo giorno di mercato da brividi per farlo arrivare al Milan. Giacomo Bonaventura non è più un bambino, è cresciuto ma certe cose ti rimangono dentro. Il debutto a Parma coincide con la partita numero 100 in Serie A. Certe cose non sono mai casuali. Come non è casuale la giocata che compie: fa scorrere la palla, manda fuori tempo il difensore e punisce di sinistro Mirante. Jack hai fatto gol alla prima con la maglia della tua vita. Si, il sogno del bambino ora è una bellissima realtà. Giacomo non sta più nella pelle, corre quasi senza meta, ma in realtà sa benissimo dove sta andando. Sta cercando la persona che ha creduto in lui ed è lì a bordo campo in giacca e cravatta. Si chiama Filippo Inzaghi, che lo ha voluto subito in campo nella delicata sfida del Tardini.Pippo non ha avuto dubbi perché lo ha visto allenarsi ed ha capito che il bambino che giocava a San Severino Marche, ora, è pronto per stare in campo con la maglia del Milan. Già, Jack gioca novanta minuti come se fosse al Milan da sempre. Non sbaglia un movimento che sia uno. Rincorre l’avversario ed è il primo a dare una mano a De Sciglio a difendere. Allo stesso tempo, è il primo a ripartire. Capisce quando deve far correre la palla o quando deve rallentare il gioco, insomma, legge la partita come solo i grandi sanno fare. Inutile negarlo, Giacomo ha un’intelligenza calcistica di quelle che non si vedono tutti i giorni sui campi di Serie A. Se alla mente collegate anche due piedi educati, allora veramente c’è da divertirsi. Inzaghi lo ha paragonato a Lentini, un altro che sapeva come trattare il pallone. Bonaventura ringrazia, ma non si monta di certo la testa. Non fa parte delle sue corde. Jack non vede l’ora che arrivi l’allenamento perché conosce un solo modo per giocare così alla domenica: lavorare e lavora ancora. Siamo solo alla prima parte dell’avventura in rossonero del signor Bonaventura.Paolo Nicoli

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