Cristian Zapata (fonte foto: www.goolfm.net)
Cristian Zapata (fonte foto: www.goolfm.net)
“Molta gente diceva che non dovevo giocare da titolare, ma io avevo fiducia per il mio lavoro e con il Mondiale ho tappato la bocca a tutti. Ho avuto una rivincita durante il Mondiale, questo è il bello; per questo sono contento per quello che ho dimostrato. Era il momento di dire: io sono qui. E molti sono rimasti zitti.” Parole pronunciate da Cristian Zapata con la solita voce pacata, ma stracolma d’orgoglio per quello che ha fatto con la sua Colombia. Oltre al pizzico d’orgoglio, però, il giocatore dei cafeteros si è tolto anche qualche sassolino di troppo dalla scarpa. Zapata ha giocato un signor mondiale, inutile negarlo. Partito dalla panchina nella gara d’esordio contro il Giappone, ma già in campo contro la Grecia per poi non uscirvi più. Colonna portante di una difesa che ha concesso solo tre gol in quattro partite, di cui due su palla inattiva nei quarti contro il Brasile. Insomma, sarà che accanto a capitan Yepes tutto il mondo sembra migliore, ma Zapata è stata sicuramente una delle note rossonere più liete di questi mondiali.Purtroppo o per fortuna, viviamo in un mondo dove tutto scorre velocemente, dove fermarsi a ricordare il passato è un lusso per pochi. Il gol di Gotze è, quindi, un lontano ricordo. La stretta attualità non è stata scritta al Maracanã, ma al Mestalla di Valencia. Non si parla più di uno Zapata solido, ma del solito Zapata. Minuto 18’, assist ad Alacer che ringrazia e con un pallonetto beffa l’incolpevole Diego Lopez. Si riscatterà ponendo rimedio ad una sciagurata uscita del numero 23 rossonero, ma la partita che gioca il colombiano è piena delle solite sbavature. Cristian ha quel dono di avvolgersi in un mantello di sufficienza e di leggerezza. Come quando si era bambini e, a scuola, passavamo ore ed ore a guardare fuori dalla finestra, fantasticando più che ascoltando la lezione. Peccato che lui sia ormai diventato grande, ma possiede ancora quella capacità di allontanare la mente dal campo di gioco. Non riesce proprio a star sul pezzo per tutto l’incontro. Quelle volte che gli riesce, però, gioca partite da lasciar tutti a bocca aperta, proprio come in Brasile. Alex, Rami, Bonera e Mexes non sono quei difensori che i bambini sognano di essere quando giocano al campetto. In questa difesa il colombiano potrebbe benissimo essere una colonna fissa, una certezza.Certo, ma dipende sempre da che Zapata scende in campo. Il Milan ha bisogno di certezze per tornare grande, non può concedersi il lusso del dubbio. Per questo il nome del colombiano è tra i più attivi tra le sirene del calciomercato. Utile per fare un piccolo tesoretto o come pedina di scambio. Questi giorni di fine agosto saranno caldissimi, non di certo per le temperature, ma per i movimenti di mercato. A meno che Zapata non zittisca Inzaghi, proprio come ha stupito il mondo in Brasile. Tutto dipende solamente da lui.Paolo Nicoli

Immagine non disponibile

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti