fonte foto: acmilan.com
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"E' arrivato l'antivirus". Con questa dichiarazione si presentò alla stampa e ai tifosi Clarence Seedorf. Parlava di un calcio innovativo, fatto di squadra offensiva, propositiva; di uno staff di allenatori per reparto, un po' come nel Football Americano: Stam per la fase difesa, Crespo per l'attacco e lui, ovviamente, per il centrocampo. Tante parole che sono naufragate nel corso dei mesi, mesi altalenanti, ottimi risultati, brusche cadute, eccellenti riprese. L'Europa ad un passo. Ma tutta questa novità non è piaciuta, rischiava di toccare una gerarchia ben definita in Casa Milan. Una innovazione che era stata apprezzata da una parte dello spogliatoio; non da quella italiana, capitanata, non solo sul campo, da Montolivo. Quindi eccola la vera rivoluzione: via Seedorf, dentro Inzaghi, "Il Restauratore".SuperPippo, l'uomo del passato, l'uomo di Atene, che si è calato con molta umiltà e dedizione nella realtà del calcio giovanile, pronto a fare il grande salto. Nessuna rivoluzione, si cercherà di solcare la tradizione: custode del calcio Ancelottiano, che lo ha visto protagonista; proverà a convincere Tassotti a restare, portando con sé qualche collaboratore del settore giovanile. Si riproporrà il cervello davanti alla difesa, come tradizione vuole, con uno zoccolo duro italiano. Da Rivoluzione a Restaurazione, quello che da via Aldo Rossi vogliono.

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