Fonte: it.eurosport.yahoo.com
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Tempi duri, un po' per tutti ... ma soprattutto per quei due o tre allenatori già sotto contratto con i club più importanti e prestigiosi della serie A: l'essere sempre sotto esame è già uno stress, ma la consapevolezza che al minimo errore c'è già qualcuno pronto a sostituirti può rendere problematica, a livello di tenuta mentale, la gestione del proprio incarico. Se poi questo qualcuno ha il pedigree ed il palmares di Antonio Conte allora, occorreranno nervi saldissimi e una freddezza degna dei migliori giocatori di scacchi, per evitare che la situazione degeneri in preda al panico indotto dalla figura ingombrante di un pretendente virtuale alla propria panchina.Certo che se ti chiami Filippo Inzaghi e sei una bandiera del Milan per quello che hai dato da giocatore prima e nei due anni di allenatore della primavera poi, almeno in teoria non hai nulla da temere, in quanto esponente importante e prestigioso dei campioni del Milan di ieri e per questo titolato a guidare il gruppo in base alla legge che vuole il Milan ai milanisti ... In teoria, appunto. Come spesso accade la realtà è differente e lascia spazio alle più clamorose sorprese, a dimostrazione del fatto che di fronte alle opportunità di successo e di guadagno ogni altra regola è destinata a cedere il passo. Non deve quindi sorprendere più di tanto la presunta ipotesi di accordo tra Antonio Conte e il Milan, che prima dell'ingaggio di Inzaghi, su volere dello stesso Silvio Berlusconi, aveva avviato dei fitti contatti con il tecnico per convincerlo a prendere in mano il progetto. Vale la pena sottolineare che i tifosi (di qualsiasi squadra) non dovrebbero mai dimenticare che i presidenti ragionano con il portafoglio accanto al cuore, e che certa simbologia, per quanto accattivante e pregna di valori morali "universali" (la bandiera, la maglia ecc..) vale soltanto per la tifoseria: per chi amministra, la squadra è un'azienda come un'altra.Crediamo che Inzaghi tutto questo l'abbia già valutato: troppo intelligente per non averlo capito, troppo forti le motivazioni che lo spingono a lottare al massimo per gli obiettivi da raggiungere e soprattutto troppo innamorato di questa maglia, così come è perfettamente consapevole di non avere quell'esperienza da allenatore che rappresenta una bagaglio indispensabile per ciascun allenatore. Per concludere, lo spettro di Conte è dietro la porta, un po' dappertutto, incluso Milanello. Inzaghi lo sa ma non sembra averne paura più di tanto ... almeno così pare.

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