Antonio Conte (fonte foto: il pallonaro.com)In quel capolavoro cinematografico intitolato “L’attimo fuggente”, gli studenti salutano il Professor John Keating al grido di “O Capitano! Mio Capitano!” Questi sono versi della poesia che Walt Whitman aveva scritto in seguito alla morte del presidente degli Stati Uniti d’America Abrahm Lincoln. Tutti noi, in questi giorni, ci stringiamo attorno alla salma di uno dei più grandi attori di sempre, quel Robin Williams che ci ha regalato brividi veri in tutti i suoi film. Qualcuno, per rendere omaggio a quello splendido personaggio del Professor Keating, ha deciso di recitare quei celebri versi. Già, ma non lo ha fatto urlando su una sedia, ma da un bagno delle spiagge della Toscana. Non era in giacca e cravatta come i suoi studenti, ma in bermuda e una camicia bianca. Visto il soggetto, strano che mancasse la solita cravatta gialla. Ecco, questo è un indizio che svela subito il personaggio che ha portato l’omaggio al grande attore. Si, ma lo ha fatto a suo modo, davanti ad una torta di compleanno, ha promesso che “Inzaghi sarà il nostro Ferguson.” Appunto, come direbbe Keating citando Whitman, “O allenatore! Mio allenatore!” Galliani è, come noi tutti, innamorato di Filippo Inzaghi, d’altronde come si fa a non esserlo? Pippo è arrivato in un signor mercato estivo, un mercato da vero Milan, non proprio come quello degli ultimi anni. Fin dalla prima fotografia di rito è scattata quella scintilla che poi ti porta ad unanotte di coppa contro il Real Madrid di Mourinho. Si è sotto e la palla l’hanno sempre quelli in bianco. La sconfitta si respirava nell’aria, andava a braccetto con la depressione di noi tifosi, ma Pippo si toglie il giaccone e sta per entrare in campo. Lo stadio si sveglia e, come d’incanto, torna a pulsare. Entra, fa un fallo inutile ed esplode il boato. Tocca due palloni e fa due gol. Quando tutto sembra impossibile, arriva lui a trasformare i sogni in realtà stupende. Ecco la magia che lega Inzaghi alla sua gente. Pippo ha seguito il percorso che era stato disegnato per lui. Prima gli Allievi, poi la Primavera ed ora il Milan dei grandi e, per uno che ha il rossonero nelle vene, questo è un altro sogno che si realizza. Il grande architetto è stato, ovviamente, l’uomo che gli ha promesso di diventare il Ferguson di Milano.Già, anche perché per una volta non esiste il nome di un suo sostituto. Spalletti, Donadoni e gli altri nomi accostati alla panchina rossonera, prima dell’election day di Pippo, sono candidati deboli. L’unico in gradi di poter insidiare il suo trono, ormai è fuori dai giochi. La pista Conte c’è stata, inutile negarlo, e il suo fantasma avrebbe tormentato il percorso di Mister Inzaghi. Invece l’Antonio da Bari si è seduto sulla panchina dell’Italia, anche grazie ad un contratto a cui si fa fatica a dire di no. Inzaghi ha già eliminato così il suo rivale numero uno, ora non gli resta altro da fare che sconfiggere gli avversari in campo, per riportare il suo Milan nel posto che merita. Galliani non può far altro che togliersi l’idea dell’ex tecnico della Juventus al Milan e promettere lunga vita a Pippo. Anzi, parafrasando il Professor Keating “O allenatore! Mio allenatore!”Paolo Nicoli