BERLUSCONI ‘RESTAURA’ IL MILAN, MA LA RIVOLUZIONE DOV’E’?
BERLUSCONI ‘RESTAURA’ IL MILAN, MA LA RIVOLUZIONE DOV’E’?
Federico Albrizio
Carlo Ancelotti e Silvio Berlusconi - fonte www.tuttosport.comArchiviata la disastrosa stagione 2013/2014, il Milan guarda avanti e pensa a come ripartire: non ci saranno le coppe, quindi la squadra potrà sfruttare la possibilità di lavorare tutta l'estate senza affrettare la preparazione e durante l'anno non dovrà fare i conti con le sfide infrasettimanali. I rossoneri hanno attraversato turbolente vicende societarie, ma ora sembra tornato il sereno e soprattutto SilvioBerlusconi, libero da impegni politici, sembra essersi riavvicinato alla sua creatura. Il presidente ha inizialmente mostrato un atteggiamento volto alla rivoluzione, a partire dagli assetti amministrativi del club fino alla costruzione della nuova rosa.Più che una rivoluzione, una restaurazione - La carica innovativa del presidente però è andata scemando e ora il Milan sembra essersi di nuovo ancorato al passato: in questi giorni si è discusso molto sull'impostazione tattica che il nuovo allenatore (probabilmente Inzaghi, ndr) dovrà tenere per la prossima stagione e la scelta definitiva presa dalla società lascia sconcertati. Si torna al 4-3-1-2, che a San Siro non si vedeva dai tempi della seconda stagione di Allegri e che comunque aveva fruttato ai rossoneri solo uno Scudetto e una Supercoppa italiana nel 2011; da allora sono state proposte altre soluzioni, dal 4-3-3 fino ai più recenti 4-2-3-1 e 4-4-1-1 utilizzati da Clarence Seedorf. Un passo indietro che fa storcere il naso ai tifosi, che temono un'ulteriore involuzione del gioco.Torna il rombo di Ancelotti, ma non i suoi fasti - La 'nuova' formazione dunque ricalcherà quella che Carlo Ancelotti schierava nei tempi d'oro del Milan. Resta la difesa a 4, due centravanti puri e soprattutto il rombo a centrocampo: un playmaker basso davanti alla difesa, due interni (di cui uno più quantitativo e l'altro dotato di buoni piedi) e un fantasista dietro le punte; il modulo potrà anche essere lo stesso, ma la differenza sostanziale sta negli uomini su cui potrà contare Inzaghi rispetto al tecnico reggiolo. La qualità degli uomini che aveva a disposizione Ancelotti non è paragonabile con quella della rosa attuale: mancano i Shevchenko, i Pirlo e gli stessi Seedorf e Kakà (quest'ultimo non è che l'ombra del campione che conquistò il Pallone d'Oro nel 2007). Il rischio più grande è quello di diventare una brutta controfigura del Milan che fu, una foto ingiallita che nessun tifoso spera di vedere.