Due giocatori che hanno fatto di tutto per la indossare e conquistare la maglia rossonera, e alla fine ce l'hanno fatta. Due ragazzi che sono partiti da lontano, che non solo hanno fatto la gavetta delle serie minori, ma che hanno affrontato la vita, quella vera, non quella "virtuale" (citazione di Prandelliana memoria): fatta di lavoro, di sacrifici, in quanto non baciati dal talento sopraffino. Stiamo parlando del muratore Michael Agazzi e dell'operaio Adil Rami.

Fonte: www.corrieredellosport.it
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Michael Agazzi è arrivato al Milan in questa sessione di mercato, a parametro zero dopo essersi liberato dal contratto col Chievo Verona. Il suo curriculum parla chiaro: Atalanta, SudTirol, Triestina, Sassuolo, Foggia, Triestina (per la seconda volta) e poi Cagliari. Partito da lontanissimo, procedendo un passo alla volta, senza mai forzare la mano, è arrivato nella squadra del suo cuore. Un giocatore che fa dell'umiltà il suo maggior pregio: il giorno della presentazione ha spiegato che lui è qui non per un posto da titolare, ma per dimostrare di poterci stare. C'è, poi, un retroscena curioso nella sua vita, svelato da Galliani in conferenza stampa, che fa capire il carattere di Michael: il giorno che l'Atalanta decise di aggregarlo alla Prima Squadra, Michael era in un cantiere edile a lavorare! Conosce davvero il significato della parola sacrificio.
Dail Rami (fonte foto: sportal.com)
Dail Rami (fonte foto: sportal.com)
Adil Rami, invece, il Milan lo aveva incontrato lo scorso anno, e si è trovato così bene che ha forzato la mano con il Valencia pur di tornare a Milano. Ogni giorno un tweet, che rendeva tutti i tifosi rossoneri partecipi della trattativa. Anche lui è partito da lontanissimo. Ha iniziato con il Frejus, nelle serie minori, per poi approdare al Lille e confermarsi nel calcio professionistico. però, quando le cose non andavano bene a livello calcistico, Adil, terminati gli studi, lavora per il comune di Frejus come meccanico e giardiniere. Un altro uomo che conosce il valore del lavoro, che sa che il gioco del calcio è un privilegio, non un vero e proprio lavoro. Carattere più ribelle rispetto a quello di Agazzi, ma ugualmente umile.

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