Carlo Ancelotti e Cesare Prandelli sono stati i maestri di Cristian Brocchi: i punti fermi del suo gioco sono il tridente e la palla a terra

A Cristian Brocchi, che oggi sarà annunciato come nuovo allenatore della prima squadra del Milan, piace avere la palla tra i piedi. Così come ha ricordato questa mattina 'La Gazzetta dello Sport', era così da bambino, quando cresceva tra le giovanili del Milan, Pro Sesto e Lumezzane; era così da calciatore, quando faceva arrabbiare Carlo Ancelotti per le sue giocate rischiose, ed è cosi anche da allenatore.

Cristian Brocchi Milan

Brocchi, ai ragazzi della Primavera, ha sempre detto di curarsi poco degli avversari. Da meticoloso e perfezionista qual è, infatti, pretende che siano i suoi calciatori ad avere sempre in mano il pallino del gioco, e che quindi, al contrario, siano gli avversari a doversi preoccupare di loro. Oltre che pretendere attenzione e dedizione. Forse, tutto questo, ha sottolineato la 'rosea', ha convinto Silvio Berlusconi ad affidare a lui la conduzione tecnica della prima squadra in luogo di Sinisa Mihajlovic.

Il nuovo Milan, quindi, dovrà cercherà di imporre nuovamente la voglia di comandare. Uno dei punti fermi del gioco di Brocchi è il tridente (4-3-3), anche se talvolta, alla guida della Primavera, si è anche visto un 4-3-1-2 con il rombo a centrocampo che tanto piace a Berlusconi. Poi ci sono anche palla rasoterra, passaggi veloci, circolazione ma anche verticalizzazioni frequenti. I suoi maestri di calcio sono Carlo Ancelotti, del quale ha mutuato lo stile di gioco improntato sul possesso palla e con un centrocampo in grado di incantare (d'altronde, ha giocato con Andrea Pirlo e Clarence Seedorf), e Cesare Prandelli, che gli ha lasciato molti insegnamenti tattici all'epoca della militanza di Brocchi nella Fiorentina.

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