Tra i palloni persi al Galatasaray e l’illusione del piedistallo: perché il crollo di Rafa non ci sorprende più.

- Milano
Rafael Leão, 21 palle perse e critiche sui social: parte in salita l'avventura in Turchia | Video

Rafael Leão, 21 palle perse e critiche sui social: parte in salita l'avventura in Turchia | Video

Vedere le immagini che arrivano da Istanbul fa un effetto strano. Da una parte c'è la tentazione di fare un sorriso amaro, dall'altra una sincera malinconia. In Turchia i tifosi del Galatasaray sono letteralmente infuriati con Rafael Leao, la stampa locale parla già di "flop dell'anno" dopo i 21 palloni persi nell'ultimo match e sui social i commenti non si contano.

“20 milioni all'anno per vedere uno che cammina in campo? Ridatelo indietro subito” scrive un tifoso su X. Un altro ci va ancora più pesante: “Pensava che la Süper Lig fosse un set fotografico per i suoi trend. Qualcuno gli spieghi che qui si deve correre”.

Grafica con Leao e Maldini a colloquio. Ne parlo nel mio editoriale

A Istanbul si stupiscono, si interrogano, si disperano. Noi a Milano, invece, guardiamo la scena senza alcuna sorpresa. Anzi, se c'è una cosa che stupisce davvero, è proprio lo stupore degli altri. Perché la sceneggiatura è esattamente la stessa che abbiamo visto scorrere per anni a San Siro.

La profezia di Paolo Maldini e il limite di Rafa

Alla fine, aveva maledettamente ragione Paolo Maldini. Rafa è rimasto questo: un giocatore da Instagram. Un talento racchiuso in una clip da trenta secondi, una fiammata da inserire in un reel con la musica giusta in sottofondo, intervallata da sorrisi indolenti e ciondolamenti che a lungo andare svuotano la pazienza di qualsiasi tifoso. Gli si vuole bene, sia chiaro. È impossibile non affezionarsi a un ragazzo che, quando si accendeva, dava la sensazione di poter spaccare il mondo in due con una sola accelerazione. Ma il calcio d'élite non vive di potenzialità infinite mai espresse; vive di continuità, di ferocia, di "fame". E la fame, a Leao, è sempre sembrata una sensazione del tutto sconosciuta.

L'illusione del piedistallo e il talento dissipato

Il peccato originale è stato quello di averlo messo – o che si sia messo da solo – su un piedistallo troppo alto. Gli è stato fatto credere, tra contratti faraonici, copertine e proclami, di essere un top player mondiale, un fuoriclasse sullo stesso piano dei Mbappé o dei Vinicius. La verità, cruda e indiscutibile, è che Rafa non è mai stato a quel livello. Ma la narrazione attorno a lui era così forte che lui ci ha creduto. Si è guardato allo specchio, si è visto bellissimo, e si è seduto. Comodamente. Oggi il suo destino non è più un problema del Milan, e le sue prestazioni non spostano un solo millimetro dei nostri obiettivi stagionali. Eppure, non si può restare del tutto indifferenti. Fa una profonda tristezza vedere un talento così puro e cristallino venire dissipato in questo modo, un pezzo alla volta, preferendo la pigrizia all'ambizione.

Buona fortuna a Istanbul, Rafa. Ma la sensazione è che, finché non cambierà quella testa, l'unica cosa che continuerà a brillare sarà lo schermo del suo smartphone.

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