Le letture di Amorim, la superiorità nei duelli e la gestione dei ritmi: ecco come il Milan ha espugnato il campo dell'Udinese
Udinese-Milan 0-2: Top e Flop rossoneri, le pagelle della partita del Bluenergy Stadium | Video
1. Udinese-Milan a partita in breve
Il Milan vince una partita giocata in maniera intelligente e dominata a livello tattico, imponendosi fin da subito e gestendo ritmi e gioco a proprio piacimento. Importante è stata anche la mentalità mostrata per tutti i 90 minuti: contrariamente a quanto già capitato in stagione, la squadra non ha abbassato l’attenzione e ha portato a casa il risultato, mantenendo anche la porta inviolata e senza soffrire particolarmente.2. Formazioni e cambiamenti tattici
Le formazioni ufficiali:
UDINESE (3-4-2-1): Okoye; Abankwah, Kabasele, Palma; Vojvoda, Piotrowski, Karlström, Kamara; Chakvetadze, Ekkelenkamp; Davis.
A inizio secondo tempo è entrato Miller al posto di Piotrowski. Successivamente sono subentrati Zaniolo, al rientro dopo l’infortunio, Arizala per Vojvoda e Camara. Nel finale, invece, sono entrati Vinciati per Davis e Lovric per Karlström. Si è trattato principalmente di sostituzioni ruolo per ruolo, anche se bisogna sottolineare che, con gli ingressi di Miller e Zaniolo, i padroni di casa hanno assunto un atteggiamento più offensivo.
MILAN (4-4-2): Maignan; Tomori, De Winter, Pavlovic, Diawara; Hutchinson, Modric, Jashari, Bartesaghi; Gonçalo Ramos, Pulisic.
Tante assenze per Amorim a Udine: Gila, Rabiot e Diego Moreira, a cui si aggiungono gli indisponibili Gabbia, Saelemaekers, Chukwueze e Terracciano.
Il tecnico portoghese sorprende con una formazione inedita e inizia la partita con Bartesaghi molto avanzato, coperto alle spalle da Diawara all’esordio stagionale dal primo minuto nel ruolo di terzino sinistro. A destra, invece, Tomori viene impiegato come terzino, mentre in cabina di regia agiscono Jashari e Modric.
Sono state scelte azzeccate: Bartesaghi e Pulisic sono stati tra i più pericolosi in fase offensiva, dove la continua spinta e la propensione all’attacco del giovane esterno italiano hanno creato problemi alla retroguardia friulana.
Nella ripresa sono entrati Musah e Loftus-Cheek al posto di Tomori e Hutchinson. Queste sostituzioni hanno portato, a mio modo di vedere, a un cambio di modulo, con il passaggio al classico 3-4-2-1: Musah è stato impiegato come esterno a tutta fascia, mentre Loftus-Cheek ha agito sulla trequarti insieme a Pulisic, alle spalle di Ramos.
Successivamente, nel finale, è entrato Cissé al posto di Bartesaghi. Nel recupero sono poi subentrati Camarda per Ramos e Comotto per Loftus-Cheek, infortunatosi nel corso della partita.
3. Come ha giocato l’Udinese
I padroni di casa hanno impostato la partita sui duelli fisici e sulle ripartenze, creando tuttavia pochi problemi alla difesa del Milan. Si è cercato spesso di sfruttare la velocità di Camara, la profondità e la capacità di Davis di proteggere il pallone.La partita ha comunque rispettato il pronostico della vigilia, con l’Udinese chiamata principalmente a difendersi e a cercare di colpire in ripartenza.
4. Come ha giocato il Milan
Il Milan, come già accaduto contro l’Atalanta domenica scorsa, è sceso in campo carico e con la voglia di tornare a vincere dopo la trasferta inglese di Europa League.Nonostante la formazione inedita e la presenza di giocatori in posizioni non abituali, i rossoneri sono stati fin da subito padroni del campo e della partita, portandosi rapidamente in vantaggio. Sono stati bravi a sfruttare le incomprensioni difensive degli avversari e i continui movimenti dei propri terminali offensivi, sia incontro al pallone sia in profondità.
In fase di prima costruzione, i terzini si allargavano sulla linea laterale e si alzavano molto, mentre uno dei due centrocampisti, a turno, si abbassava sulla linea difensiva e l’altro si avvicinava al pallone. Questo permetteva al Milan di impostare attraverso una struttura di costruzione 3+1, una soluzione classica di Amorim.
5. Dove l’Udinese ha fatto male
I friulani hanno costruito poche occasioni e hanno avuto poche situazioni per fare male al Milan. In particolare, i padroni di casa hanno provato a sfruttare la corsia di sinistra, innescando un Kamara molto attivo e cercando anche il tiro da fuori area.Nel finale è arrivata la grande occasione capitata sui piedi di Davis, che ha ricevuto il pallone dopo una sponda aerea. Per merito della bravura dei difensori rossoneri e anche per la mancata precisione degli avversari, l’Udinese non è riuscita a sfruttare la propria superiorità fisica in area, se non, appunto, nell’occasione finale di Davis.
6. Dove il Milan ha colpito
La squadra di Amorim ha saputo sfruttare le disattenzioni e le incertezze difensive avversarie, trovando subito la rete del vantaggio, che le ha permesso di gestire la partita con maggiore tranquillità.In particolare, i rossoneri sono stati bravi nei movimenti senza palla, mandando in confusione la retroguardia friulana. Inizialmente, infatti, i difensori dell’Udinese sembravano in difficoltà nel capire chi dovesse uscire sul portatore o seguire il movimento dell’attaccante rossonero, rischiando così di rompere la linea difensiva e lasciare spazi alle proprie spalle.
Un altro aspetto attraverso cui il Milan ha colpito è stato lo sfruttamento della posizione avanzata di Bartesaghi e dei suoi tempi di inserimento. Quando il gioco si sviluppava sulla fascia, lui si accentrava e tagliava tra l’esterno e il centrale avversario; quando, invece, il possesso del Milan era più centrale, rimaneva largo, contribuendo ad allargare la difesa friulana.
7. I duelli chiave: chi li ha vinti?
I duelli chiave individuati nell’analisi prepartita riguardavano i contrasti e le seconde palle. Chi fosse riuscito ad avere la meglio in queste situazioni avrebbe avuto maggiori possibilità di vincere la partita. Così è stato: il Milan si è dimostrato fin da subito aggressivo nel recupero del pallone e nei contrasti. Anche l’Udinese ha saputo rispondere, soprattutto a inizio secondo tempo, quando è riuscita a tenere maggiormente il pallino del gioco.L’altro duello preventivato riguardava il reparto difensivo rossonero, chiamato ad arginare gli attacchi e, in particolare, la fisicità di Davis. Se i difensori fossero riusciti a limitarlo, l’attacco friulano sarebbe risultato meno pericoloso.
Anche questa chiave è stata confermata: tutto il reparto difensivo ha disputato una partita ordinata e attenta, concedendo una sola vera occasione all’attaccante numero 9.
8. La chiave tattica: confermata o smentita?
Nella nostra analisi prepartita avevamo sottolineato come l’Udinese fosse la seconda peggior difesa del campionato, con una media di più di due gol subiti a partita. Avevamo quindi individuato nella capacità del Milan di far circolare velocemente il pallone e cercare inserimenti, filtranti e sovrapposizioni offensive una delle chiavi per scardinare la retroguardia friulana.La chiave tattica è stata rispettata. La prima rete rossonera nasce da un taglio di Pulisic, ben servito da Modric, mentre l’azione dello 0-2 prende forma da una sovrapposizione di Tomori, servito da Hutchinson. Il movimento costringe Arizala a seguire il terzino rossonero, lasciando liberi Hutchinson al limite dell’area abile a servire Jashari. Quest’ultimo si smarca e calcia con il mancino; sulla ribattuta, il Milan trova la seconda rete.
Questa situazione mostra come i movimenti senza palla abbiano costretto la difesa friulana a muoversi e a prendere decisioni, aprendo spazi che il Milan è stato bravo a sfruttare attraverso una circolazione rapida del pallone e la ricerca dell’uomo libero.
9. Cosa ha funzionato e cosa no per il Milan
Trovare qualcosa che non abbia funzionato nella partita di domenica contro l’Udinese è difficile. Tuttavia, se vogliamo essere meticolosi, alcuni aspetti da migliorare ci sono. Tra questi, alcune imprecisioni tecniche, come disimpegni sbagliati e palloni persi. Si è trattato comunque di situazioni di poco conto, che non hanno creato particolari pericoli per la difesa rossonera.Al contrario, a funzionare sono stati il coraggio e l’inventiva di Amorim, che ha reinventato tre giocatori in ruoli non abituali. Scelte che hanno premiato il tecnico portoghese e che hanno contribuito alla seconda vittoria consecutiva in campionato, utile anche per limitare gli effetti della debacle europea.
Pulisic, ancora una volta, è stato determinante al di là del gol: un play aggiunto, presente in ogni zona del campo e senza una posizione fissa, ha potuto svariare, creare gioco e arrivare più volte alla conclusione.
Infine, la retroguardia del Milan ha fornito una prestazione molto positiva, dimostrandosi ordinata e sicura, con pochissime sbavature.
10. Conclusione: cosa ci lascia questa partita
La trasferta di Udine ci lascia un Milan convincente, capace di esprimere un buon gioco e di non soffrire particolarmente in fase difensiva. Cinico e sicuro nelle proprie scelte, ha saputo sbloccare subito la partita, per poi amministrare il vantaggio e, di fatto, chiuderla nel secondo tempo.Articolo a cura di Lorenzo Lancini - Occhio al Talento
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