Milan, le critiche ad Allegri
—Le quattro qualificazioni in Champions consecutive, ottenute da Pioli tra il 2020/21 e il 2023/24, hanno rappresentato un’eccezione positiva. Prima di lui, l’ultimo a riuscirci era stato proprio Massimiliano Allegri, capace di vincere lo scudetto nel 2010/11 e di centrare l'0biettivo minimo nei due anni successivi, prima dell’esonero nel 2014.
Dopo il ko di Napoli, le critiche al tecnico toscano si sono riaccese. Accuse di gioco prudente e poca audacia. Eppure, l’esperienza recente dimostra che senza equilibrio il rischio è alto: la gestione Fonseca-Conceicao, con un assetto sbilanciato e tante soluzioni offensive insieme, ha portato all’ottavo posto e all’esclusione dall’Europa che conta.
Senza campioni non si vince
—La verità è che per competere servono giocatori di livello assoluto. Il Milan era abituato a dominare in Italia e in Europa, reggendosi su fuoriclasse come Kakà, Rui Costa, Van Basten, Pirlo, Seedorf, Maldini, Nesta, Baresi e una lista di nomi che potrebbe continuare all'infinito. Oggi il talento non manca, ma i campioni in grado di spostare gli equilibri sono pochi.
Il compito di Allegri, in questa fase di transizione, può essere anche quello di alzare l’asticella. Il lavoro per convincere Rabiot e le richieste di profili internazionali come Goretzka o Lewandowski vanno in questa direzione. Tuttavia, dalla fine dell’era Berlusconi, con Li Yonghong, Elliott e RedBird, la strategia è rimasta invariata: conti in ordine e investimenti ridotti al minimo indispensabile.
Legittimo, ma distante dalla tradizione di un club abituato a vincere la Champions. Finché la rosa sarà costruita per arrivare quarta, sognare qualcosa di più resterà complicato per i tifosi rossoneri.
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