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Mondiali, Pulisic: “Sono orgoglioso di rappresentare gli Stati Uniti. Abbiamo una squadra molto forte”

Redazione PM
L'intervista a Christian Pulisic in vista dei Mondiali casalinghi da capitano degli Stati Uniti: l'attaccante del Milan suona la carica

A poco più di un mese dal calcio d’inizio della Coppa del Mondo, in programma dall’11 giugno tra Messico, Stati Uniti e Canada, Christian Pulisic ha fatto il punto in vista dell’appuntamento più atteso. Il capitano della Nazionale statunitense, nonché attaccante del Milan, ha rilasciato un’intervista a 'Reuters' nella quale ha affrontato i temi principali legati al torneo, soffermandosi sulle ambizioni degli USA, sull’emozione di giocare un Mondiale in casa e sulle aspettative che accompagnano la competizione. Di seguito le sue dichiarazioni.

Le parole di Pulisic in vista dei Mondiali

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Sul Livello della Nazionale statunitense: “Guardando i ragazzi che giocano ai massimi livelli e stanno andando molto bene nei loro club, penso che sicuramente si abbia una rosa davvero molto forte e anche una buona profondità. Ci sono diversi giocatori in grado di ricoprire ogni ruolo. È una squadra molto forte”.

Sul Mondiale in patria: “I Mondiali sono già di per sé una motivazione sufficiente, ma averli negli Stati Uniti, con la mia famiglia e i miei amici più cari lì, è semplicemente il massimo che si possa desiderare. So che l’energia negli stadi sarà fantastica. Vogliamo trarne il massimo vantaggio possibile, prendere quella motivazione e spingerci per rendere orgoglioso il popolo americano”.

Pulisic «Sono orgoglioso di essere americano»

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Sul suo senso di appartenenza nei confronti degli Stati Uniti: “Rappresentare gli Stati Uniti e poter indossare quello stemma non è una cosa che prendo alla leggera. È qualcosa che faccio da quando avevo 17 anni… Sono molto orgoglioso di essere americano e sono grato per tutto ciò che questo Paese mi ha dato. Voglio solo restituire tutto e, spero, rendere orgogliose alcune persone”


Sul clamore intorno a lui: "Direi che lo ignoro completamente. Non è qualcosa a cui presto troppa attenzione. Mi preoccupo di ciò che posso fare, di come posso aiutare la mia squadra e di come posso contribuire alla nostra vittoria. Spero che ciò che faccio giorno per giorno, allenandomi ogni singolo giorno, il modo in cui lavoro, possa dimostrare alla gente la mia dedizione alla squadra e fungere da esempio. Sono concentrato sul fare il mio lavoro. Se riesco a ispirare alcune persone lungo il percorso, è fantastico. Questo mi spinge e spero di farlo. Ma non sento la pressione di doverlo fare”.