Milan, Abbiati: "Ecco cosa mi è piaciuto di questa stagione oltre ai derby vinti"
—Sul futuro di Allegri: «Se hai dei progetti è giusto continuare con lui. Perché Max ha già vinto con questa maglia, conosce bene l’ambiente ed è quindi la persona giusta per fare bene. Tutti buoni motivi per cui credo sia un pericolo cambiare allenatore».
Abbiati sugli aspetti che gli sono piaciuti di più in questa stagione del Milan: «Oltre ai derby vinti, il fatto che per un buon periodo la squadra sia tornata ad avere continuità ad alto livello, il che è un segnale importante per il futuro. Peccato che ci sia stato questo calo nell’ultimo mese, con quelle tre sconfitte contro Lazio, Napoli e Udinese».
Su cosa manca a Rafael Leão per diventare il giocatore determinante che tutti si aspettano: «Penso che a lui non manchi niente. Leão è un giocatore così, magari a qualcuno i suoi atteggiamenti possono dare fastidio ma io, quando vado a 'San Siro', vedo un ragazzo che corre e ha qualità. Lui è così, prendere o lasciare: può risolverti la partita oppure può sembrare che il Milan con lui in campo giochi con uno in meno. Però non si può non dire che non abbia classe».
"Maignan ci aveva abituato bene, è normale avere dei cali in una carriera"
—Su Mike Maignan tornato ai suoi livelli abituali con il preparatore dei portieri Claudio Filippi: «Va detto che lui ci aveva abituato anche troppo bene e che è umano per qualsiasi giocatore avere dei cali in una carriera tanto lunga e logorante. Detto questo mi sembra evidente che il lavoro che sta facendo a livello di preparazione, stia portando risultati».
Sull'amico Gennaro Gattuso, non più Commissario Tecnico della Nazionale Italiana dopo la mancata qualificazione ai Mondiali: «Sono molto amico di Rino e, devo dire la verità, non ho avuto il coraggio di chiamarlo perché so l’impegno che ci ha messo, la passione, la dedizione alla causa. Penso che ora abbia iniziato a smaltire un po’ la delusione e sicuramente lo sentirò a breve».
Su cosa sta succedendo alla Nazionale Italiana: «Sono molti i motivi di questa crisi ed è difficile analizzarli tutti. Però io partirei dall’idea di Luciano Spalletti: ci sono squadre che non hanno giocatori italiani tra i titolari e penso che quanto abbia detto non sia sbagliato, dovrebbe essere obbligatorio mettere in campo un Under 19 italiano per dare impulso a tutto il movimento».
Sui club italiani che non hanno coraggio a lanciare i giovani: «Alcune squadre lo fanno, ma sono poche. Per questo, anche se non so se sia praticabile, appoggio l’idea di Spalletti».
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