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Marcel Desaily, 58 anni, ex centrocampista del Milan dal 1993 al 1998 è tornato a parlare del suo periodo rossonero, di Paolo Maldini e del momento di forma di Rafael Leao. Di seguito, un estratto del suo interessante intervento nell'ultima puntata di 'The Italian Football Podcast'.
Su Leao: "Non puoi criticarlo, perché il giorno in cui lo fai è capace di tirare fuori una giocata straordinaria. E tu resti lì, senza parole. In cinque secondi cancella tutta la negatività che gli hai messo addosso. Sappiamo al 100% che non ha la continuità necessaria e non è un leader in grado di sostenere un’intera stagione come facevano Messi o Neymar. Non ha quella costanza. È un giocatore importante, ma non potrà mai essere il riferimento per tutta l’annata. Può esserlo a tratti, perché sarà inevitabilmente discontinuo. Sembra anche che abbia raggiunto il suo livello massimo. Non posso criticarlo: guadagna tanto, gioca nel Milan e nella nazionale portoghese. Però ho la sensazione che pensi di essere arrivato. Non è mentalmente predisposto a capire dove può migliorare sul piano fisico, anche perché forse, a livello atletico, non può dare molto di più. Magari potrebbe intervenire su dieta, allenamento o altri aspetti per trovare quella continuità. È un limite anche di sistema: spinge in avanti, ma quando l’azione finisce si ferma. Questo significa che non ha le gambe per rientrare. Servirebbe un salto fisico e mentale per arrivare al livello di chi può vincere il Pallone d’Oro. Ma lo vuole davvero? E il suo entourage è abbastanza lucido da dirgli: ‘Quello che hai fatto è ottimo, ma per salire di livello devi cambiare qualcosa’? Per ora, questo è il massimo che possiamo aspettarci da Leao".
Sulla finale di Champions League contro il Barcellona: "Le parole di Capello ci aiutarono tantissimo. Il mister non fece il discorso in albergo, ma direttamente nello spogliatoio. Il vice aveva in mano il giornale con quella frase in cui si diceva che eravamo una squadra mediocre. Ma di cosa stiamo parlando? C’erano Donadoni, Albertini, Savicevic e io: tutti giocatori di livello internazionale. Dire che quel Milan non fosse nulla di speciale, mentre stavamo per vincere la Serie A, ci diede una motivazione enorme. Capello e il suo staff furono molto intelligenti nel darci l’adrenalina giusta per fare la differenza. Il Barcellona, invece, era forse un po’ appagato: aveva già vinto la Liga da qualche settimana e la loro tensione era inevitabilmente scesa. Non riuscirono a riaccendere la motivazione contro un Milan che era affamato come un lupo. E poi, con uno straordinario Marcel Desailly, non ne ebbero proprio la possibilità".
Sul paragone tra Bastoni e Maldini: "Bastoni non è neanche la metà di Maldini, dovrebbe andare al Barcellona. È stato costante, questo sì: è all’Inter da circa sette stagioni e ha sempre fatto bene, indipendentemente dall’allenatore. Non lo considero un leader di livello internazionale, ma è un giocatore che sa adattarsi al sistema, ed è proprio questo il suo limite. Con la sua continuità e la sua lettura del gioco ha probabilmente contribuito alla vittoria del campionato dell’Inter in questa stagione. Però, a livello internazionale, credo che abbia un tetto. Fuori dall’Italia non si gioca con lo stesso sistema. È riuscito ad adattarsi anche con Gattuso. Se lo paragoniamo a Maldini, gioca a sinistra, ma non è nemmeno la metà. Detto questo, è quello che è. Un trasferimento al Barcellona? Sarebbe un’esperienza importante per mettersi alla prova a un livello superiore. Come per Leao, non conosco la sua mentalità vincente. È un difensore, non un creativo. Però potrebbe alzare il suo standard e adattarsi al livello del Barcellona, dove serve un atteggiamento difensivo forte. Il Barcellona è straordinario in tutti i reparti, ma dietro è fragile ed è anche per questo che non riesce a vincere la Champions. Forse Bastoni potrebbe portare quella solidità e quella continuità difensiva che mancano per fare il salto definitivo. Di leader dietro, quella squadra ha bisogno".
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