Zvonimir Boban spara a zero dal palco di Trento: il duro affondo sulle ambizioni tarpate del Milan attuale e il retroscena su Fabio Capello ad Atene '94

- Milano

Il palco del Teatro Sociale di Trento ha regalato fortissime emozioni e spunti di dibattito epocali in occasione della nona edizione del Festival dello Sport, l'evento annuale organizzato da La Gazzetta dello Sport. Durante l'appuntamento speciale griffato Sky Sport dedicato alle grandi notti europee, la storia del Milan è stata l'assoluta protagonista del dibattito condotto da Paolo Condò e Federica Masolin. Accanto all'ex leggendario tecnico rossonero Fabio Capello e ad opinionisti del calibro di Paolo Di Canio (altro ex milanista), a rubare la scena è stato un mai banale Zvonimir Boban. L'ex fuoriclasse croato ha rievocato i fasti del passato prima di lanciare un durissimo atto d'accusa verso l'attuale ridimensionamento delle ambizioni societarie nelle ere targate Elliott prima e RedBird poi.

Zvonimir Boban (ex centrocampista ed ex dirigente AC Milan)

La leggendaria notte di Atene 1994: il retroscena di Capello

Prima di analizzare il presente, Boban ha voluto riportare le lancette del tempo al 18 maggio 1994, la notte in cui il Milan firmò l'impresa più iconica della sua storia europea schiantando per 4-0 il Barcellona di Johan Cruijff nella finale di Champions League ad Atene, nonostante le pesantissime squalifiche della coppia difensiva formata da Franco Baresi ed Alessandro Costacurta. Il croato ha svelato un retroscena inedito sul discorso fatto negli spogliatoi da Fabio Capello.

"Per quella partita abbiamo cambiato gioco, forse nessuno se n'era accorto. Capello ha preparato la partita individualmente e disse: 'Se siete degli uomini veri oggi lo dimostrate'. Per me e per il Milan quel 18 maggio 1994, la finale con il Barcellona è rimasta nella storia della Champions", ha ricordato con orgoglio l'ex numero 10 rossonero, scatenando gli applausi della platea di Trento.

Boban ha ricordato anche come, all'epoca in cui lasciò la Dinamo Zagabria per il Milan, avesse le offerte di Barcellona, Real Madrid e Olympique Marsiglia. "All'epoca il Marsiglia era forte, aveva vinto la Coppa dei Campioni e mi offriva il doppio dell'ingaggio che avrei preso al Milan", ha ricordato Boban. Ma perché scelse l'Italia? Semplice: "Perché all'epoca se uno voleva affermarsi ai massimi livelli mondiali doveva venire a giocare nel campionato italiano".

L'affondo di Boban sul presente: "Adattati a non avere ambizione, questo non è il Milan"

La vera notizia del giorno è arrivata però quando Zvonimir Boban ha spostato il focus sul Milan attuale. Prima con una battuta su Rúben Amorim e sui momenti di difficoltà vissuti fin qui in rossonero: "Dipende anche dal club e dagli esecutivi con cui lavori, se capiscono di calcio o se non capiscono di calcio. Poi magari se un allenatore non funziona ci sta anche di cambiare. Io non sono uno che alle prime crisi punta a risolvere i propri problemi cambiando l'allenatore", ha detto Boban.

Il quale, poi, ha analizzato la mentalità societaria che ha caratterizzato il club dal 2018 in poi sotto le gestioni Elliott e RedBird. Per l'ex dirigente rossonero è inconcepibile che un club dal blasone e dal DNA del Diavolo possa limitarsi a lottare per un piazzamento tra le prime quattro della classe anziché competere per il bottino grosso.

L'affondo del croato è stato netto e senza sconti alla linea societaria: "Ci siamo adattati al non avere ambizione. Allora questo non è il Milan. Se l'ambizione del Milan è solo quella di andare in Champions League, allora non abbiamo capito nulla. Nulla ha più senso. Vale per noi come per la Juventus o per l'Inter". Boban ha poi concluso facendo un paragone pesante con le avversarie di Serie A: "Quasi il Napoli ha forse maggior coscienza e ambizione di vincere o di dover vincere rispetto a noi. Se soffro a vedere il Milan ridotto così? Con tutto il rispetto, e io amo profondamente Napoli, ma il Milan è il Milan".

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