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Il campo è pronto a parlare: siamo a tre giornate dalla fine della Serie A e la corsa al quarto posto si è accesa dopo gli ultimi risultati: il Milan, al momento terzo, ha solo tre punti di vantaggio sulla Roma quinta, che si trova a un solo punto di distanza dalla Juventus quarta. In corsa anche il Como. Destino nelle mani dei rossoneri e dei bianconeri: la squadra di Allegri deve vincere due partite su tre per la matematica, la Juve tutte. Le altre possono solo sperare in altri passi falsi, ma non devono sbagliare assolutamente nulla.
A parlare proprio della corsa Champions League, ci ha pensato anche l'ex allenatore del Milan Fabio Capello in un'intervista a 'La Gazzetta dello Sport'. Spazio ai problemi dei rossoneri: "Il Milan è più avanti, ma è la più in difficoltà: non è tonico, non ha lo stesso gioco mostrato fin quando è rimasto vicino all’Inter. Non ha più continuato con la stessa velocità, determinazione e qualità di gioco". Evidente come il Diavolo sia in calo a livello atletico e stia facendo fatica anche a livello di risultati: 7 punti conquistati sui 21 disponibili, con 4 gol segnati e 9 gol subiti, nelle ultime sette partite di campionato.
Capello ha parlato anche del problema gol per il Milan: "Pulisic si è fermato, Leão è sparito agonisticamente: Allegri deve lavorare su questi punti, ancora sta cercando soluzioni. A un certo punto il Milan sembrava tranquillo, ma l’unico che aveva capito di non poter stare tranquillo era Allegri che parlava sempre dei numeri necessari per qualificarsi: aveva percepito il polso della squadra". Contro l'Atalanta, Allegri potrebbe giocarsi la carta Santiago Giménez in attacco. Il messicano non ha ancora segnato in questa stagione in Serie A e, dal rientro post operazione, non è ancora partito da titolare. L'ultimo gol con la maglia rossonera è datato lo scorso settembre, in Coppa Italia contro il Lecce. Per trovare l'ultimo gol in Serie A, bisogna tornare alla doppietta contro il Bologna, datata maggio 2025. Ecco il pensiero di Capello: "Per quanto riguarda Giménez, non lo so: gli allenatori parlano coi giocatori, li vedono in allenamento e fanno le scelte per vincere. Poi il giocatore va in campo e magari delude, però le scelte sono sempre fatte dopo aver valutato mille aspetti". Chiusura su Leão: "Nel Milan, Leão deve giocare largo a sinistra, perché è dove rende di più: non è capace di giocare spalle alla porta".
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