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La partita contro il Cagliari è fondamentale per il futuro del Milan: con i tre punti, i rossoneri hanno la certezza di giocare la Champions League nella prossima stagione. Oltre a una questione di blasone, la partecipazione alla coppa europea garantisce 60 milioni di euro in premi UEFA importantissimi per il mercato estivo. Oltretutto, con la vittoria contro i sardi scatterebbe il rinnovo di contratto di Massimiliano Allegri, fino al 2028 a 6 milioni di euro a stagione. Un passo cruciale per il futuro del tecnico livornese al Milan. Come sottolinea il giornalista Franco Ordine nel suo pezzo per 'Il Giornale', non è il solo necessario.
"C'è bisogno di una riorganizzazione societaria che favorisca il gioco di squadra con una sola regia in materia di calcio-mercato e in particolare che ci sia condivisione del piano di rafforzamento tecnico. Passare dal solo campionato con 19 calciatori di movimento alla Champions dove si gioca ogni 3 giorni significa allargare la rosa e renderla di maggiore spessore. Tanto per citare l'edizione passata di calcio-mercato, i tre nomi fatti da Allegri furono Akanji, Hojlund e Rabiot. Ne è arrivato solo uno. Ecco che allora la decisione finale dovrà tenere conto di questi tre fattori: raggiungimento della Champions, unità operativa, un volante unico nel fare il mercato". Nonostante i possibili sondaggi del Napoli e della Nazionale, la priorità di Massimiliano Allegri resta il Milan secondo Ordine: "C'è voglia di continuare a lavorare insieme".
Il passaggio interessante delle parole di Ordine è quello sul calciomercato della scorsa estate: le richieste di Massimiliano Allegri sono state Akanji, Hojlund e Rabiot, con solo il francese firmato dal Milan nell'ultimo giorno disponibile. Se i rossoneri vogliono davvero continuare con l'allenatore livornese al centro del progetto (questi sarebbero i pensieri di Gerry Cardinale), non dovrà più riaccadere una cosa del genere. Le scelte di Allegri insieme a quelle del direttore sportivo (Tare o chi per lui), devono essere le uniche considerate per programmare il mercato, senza mille voci 'esterne' e senza divisioni interne che fanno solo male al clima e alla squadra.
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