De Jong
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Quando Orazio Coclite tenne da solo il ponte Sublicio, gli donarono tanta terra quanta ne poté circumarare in un giorno. Così a Nigel De Jong, che spesso si trova a tenere da solo il ponte tra difesa e centrocampo rossonero, Pippo Inzaghi dovrà consegnare tutto il terreno di gioco, perché possa mordere le caviglie -Baresi style, non alla Suarez - agli avversarsi che tentino di avventurarsi oltre i confini consentiti.Il Milan non può prescindere da questo moderno condottiero, vero leader dal carisma d’acciaio, uno dei pochi baluardi rimasti a difesa dei valori storici d’impegno e abnegazione che hanno caratterizzato tutti i successi di un glorioso passato. De Jong va blindato subito e senza ambigui tentennamenti. L’ambiente è assetato di segnali positivi, di ottimismo: non si vendono né, tantomeno, svendono i migliori.Saranno piuttosto le colonne portanti del nuovo progetto Milan, del tempio futuro e futuribile in cui celebrare riti vittoriosi cui tutto il popolo milanista è così ben avvezzo. Il futuro si reggerà su di loro e su innesti giovani e d’indiscussa qualità.Come in orange sta dimostrando di essere un combattente di livello mondiale, così in rossonero sarà al centro del progetto, quale insostituibile fonte d’impegno e determinazione, ma anche come imprescindibile uomo di qualità davanti alla difesa. Nigel sa rompere il gioco avversario con gambe, cuore e polmoni, ma sa anche ripartire in velocità ed impostare l’azione in fase di possesso palla. L’uomo chiave dell’ultima vittoria nel derby sarà un cardine del nuovo corso milanista. Una sicurezza difficilmente sostituibile, da blindare senza condizioni.Andrea Bricchi

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