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Davide Ancelotti si candida per il post Allegri: solo raccomandato o un tecnico già pronto per il Milan?

Redazione PM
Il richiamo del sangue sulla panchina del Milan: Davide Ancelotti esce allo scoperto, ma bastano il cognome e 27 panchine per rimpiazzare Allegri?

"Allenerei il Milan e mi sento pronto". Una frase sulle colonne della 'Gazzetta dello Sport', che ha acceso il battito tra i tifosi rossoneri. Davide Ancelotti si candida per la panchina che fu di papà Carlo. Per i tifosi è un colpo al cuore: impossibile non pensare alle Champions del 2003 e del 2007. Ma siamo sicuri che basti il DNA per risollevare il Milan? Tra il ricordo di un passato glorioso e il futuro di una panchina che scotta, c'è di mezzo un abisso chiamato esperienza.

L'ombra del padre e una vita da eterno secondo

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Classe 1989, Davide è un uomo che respira calcio da quando è nato. Che sarebbe diventato un allenatore lo si poteva intuire da quando, a soli vent'anni, si ritira dal calcio giocato per mettersi a studiare tattica. Il "problema"? Lo ha fatto quasi sempre all'ombra di papà. Parigi, Madrid, Monaco, Napoli, ed Everton. Sempre un passo dietro "Re Carlo", prima come preparatore atletico e poi come vice. Una carriera da braccio destro eccellente, vissuta però in un contesto dove l'ultima parola non spettava mai a lui. "Il fatto di chiamarsi Ancelotti non è comodissimo, ma lui è bravo a utilizzarlo come stimolo per migliorarsi", ha raccontato Carlo Ancelotti in una recente intervista alla 'Gazzetta dello Sport'.

Il test al Botafogo: 27 panchine e un mare di dubbi

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Luglio 2025: il Botafogo sceglie Davide come allenatore capo, offrendogli la possibilità di fare la prima esperienza da "solista". Un inizio surreale: firma il referto della prima partita come assistente del preparatore dei portieri perché non ancora regolarizzato. Il campo ha restituito un bilancio discreto: 12 vittorie, 9 pareggi e 6 sconfitte in 27 gare. Un sesto posto finale, la qualificazione ai preliminari di Libertadores, poi l'esonero a dicembre. Un'esperienza troppo ridotta per pensare di consegnargli le chiavi di Milanello. Tuttavia, bisogna anche sottolineare che il Botafogo non sta vivendo il periodo più radioso della propria storia: nella stagione in corso, con Franclim Carvalho in panchina, il club si trova al 12° posto del campionato brasiliano con appena 18 punti conquistati dopo 14 partite.

Azzardo totale? Il Milan non è un gioco

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Mettere un allenatore di 36 anni con meno di trenta panchine da professionista al posto di Allegri sarebbe un salto nel vuoto senza paracadute. Una scommessa che il Milan, oggi, non può permettersi. Se rivoluzione dev'essere, serve gente che ha mangiato campo come Vincenzo Italiano o Francesco Farioli. Nomi che magari non faranno sognare i romantici, ma che almeno offrono maggiori garanzie tattiche. Inseguire il mito di Carlo tramite il figlio è una suggestione pericolosa, che comporta il rischio di bruciare l'ennesima stagione di un club che, in questo momento, ha bisogno di certezze, non di esperimenti.