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Milan, guardati allo specchio: da quando hai perso Maldini l’Inter ha preso il largo

Redazione PM
Dalla cacciata di Maldini al dominio dell'Inter: cronaca di un Milan lacerato da lotte interne, plusvalenze e continue rivoluzioni

Domenica sera, mentre il Milan cadeva sotto i colpi dell'Atalanta, i tifosi hanno intonato un coro per invocare Paolo Maldini. Un grido di sopravvivenza del popolo rossonero. La squadra sembra aver smarrito la bussola e, intanto, la dirigenza è lacerata da lotte interne. In tutto questo caos, i milanisti vedono i fantasmi di un nuovo "anno zero", segnato dall'ennesima rivoluzione totale. Nel frattempo, dall'altra parte del naviglio, l'Inter continua a festeggiare scudetti e nuovi traguardi.

La plusvalenza sopra l’ambizione

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Qual è l'origine di questo cortocircuito? Bisogna riavvolgere il nastro al maggio di tre anni fa. Il Milan festeggiava una semifinale di Champions League, traguardo insperato dopo lo Scudetto della stella. Maldini lo aveva detto chiaramente: "Non siamo strutturati per competere su due fronti, i proprietari lo sanno". Era una richiesta di aiuto. La risposta? Il 6 giugno 2023 Maldini e Massara vengono sollevati dall'incarico. La prima mossa della nuova gestione basata sugli algoritmi fu la cessione di Sandro Tonali al Newcastle per 60 milioni. Il Milan ha venduto il suo futuro capitano per una plusvalenza, rinunciando al milanismo per far quadrare i bilanci.

Milan, dall'addio di Maldini l'Inter di ha staccato di 55 punti

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Dal 6 giugno 2023, giorno dell'addio di Maldini, l’Inter ha conquistato 55 punti in più del Milan. Un abisso. I nerazzurri, grazie a una stabilità dirigenziale, hanno costruito una squadra in grado di raggiungere (e poi perdere) due finali di Champions e di vincere due scudetti. Il Diavolo, invece, è rimasto a guardare. Un sorpasso che fa male alla storia rossonera: nel 2006 il conteggio recitava 17 scudetti a 13 per il Milan, oggi il tabellone dice 21 a 19 per i cugini. L’ottavo posto della passata stagione era il sintomo di un malessere che oggi sta mettendo a rischio persino la qualificazione alla prossima Champions League.

Dirigenza nel mirino: la rivolta contro Furlani

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La tensione è palpabile in casa Milan. Sui social la raccolta firme contro Giorgio Furlani continua a crescere a dismisura, mentre allo stadio la Curva Sud ha contestato apertamente l'operato della società. Il Diavolo è passato da un solido +9 sulla quinta in classifica (dalla 27ª alla 30ª giornata) a trovarsi quarto a pari punti con la Roma. Un crollo che ha rimesso tutti in discussione. Igli Tare allontana le voci di addio, ma la sua posizione è in bilico. Massimiliano Allegri, arrivato per portare esperienza, sembra aver perso il polso della situazione, mentre Rafael Leao viene fischiato di nuovo dai 75 mila di San Siro. In questo scenario da "tutti contro tutti", l'unica figura che sembra godere della fiducia totale di Gerry Cardinale è Zlatan Ibrahimovic.


L'ennesima rivoluzione alle porte: chi può arrivare?

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Se la Champions dovesse sfuggire, la rivoluzione sarà totale. L'ennesima. I nomi di Tony D’Amico come DS e di profili come Italiano, Farioli o l'insospettabile Davide Ancelotti per la panchina circolano con insistenza. Un caos totale dove le lotte di potere oscurano il bene comune del Milan. La sensazione è che la vera necessità sia la garanzia di "milanismo" che rappresenterebbe Paolo Maldini