Milan, da quando c'è Furlani player trading continuo
—Furlani, per anni portfolio manager del fondo Elliott, è entrato proprio in quota di Paul e Gordon Singer nel Consiglio d'Amministrazione del Milan nel 2018. Quattro anni più tardi, nel 2022, Furlani è fuoriuscito da Elliott per assumere, a dicembre di quell'anno, il ruolo di amministratore delegato del club di Via Aldo Rossi al posto di Ivan Gazidis. Pochi mesi dopo il passaggio della società da Elliott ad un altro fondo statunitense, RedBird di Gerry Cardinale.
E se il Milan, con Elliott, aveva dovuto 'tirare la cinghia' e fare economicamente di necessità virtù perché il club aveva bisogno di risanare velocemente un bilancio disastrato dagli ultimi anni di Fininvest e dalla sciagurata esperienza cinese, con RedBird ci si aspettava una spinta alla crescita che non è mai arrivata. Anzi.
Bilanci in attivo negli ultimi tre anni. Ma squadra sempre più povera
—Cardinale ha dato a Furlani un preciso mandato: la stella polare nella gestione del Milan è il bilancio. I conti devono essere sempre in ordine e la società deve essere in grado di autofinanziarsi. Senza intaccare le risorse del club. Allora, l'AD del Milan cosa ha fatto? Più che puntare - come in parte è ovviamente stato fatto - su un modello strutturale di gestione, con la massimizzazione dei ricavi e il contenimento dei costi (al Milan la voce dei 'servizi e delle consulenze' è anzi sempre aumentata di valore), ha impostato la sua gestione sul modello del player trading.
Il Milan di Furlani ha effettuato ben 91 operazioni di calciomercato, tra entrate e uscite, al fine di generare plusvalenze che hanno consentito al club di chiudere i bilanci 2023, 2024 e 2025 in attivo. Ma che, al contempo, hanno anche avuto una duplice conseguenza dal punto di vista sportivo. Ovvero, da un lato non si è mai data continuità e solidità ad un gruppo squadra ben definito e dall'altro il Diavolo, cammin facendo, ha perso via via quasi tutti i giocatori forti che, negli anni, aveva messo sotto contratto.
Via Tonali, Theo, e Reijnders. Meno male che non avevamo bisogno di vendere
—Sandro Tonali, Theo Hernández, Tijjani Reijnders le teste più importanti 'cadute' sotto la scure del player trading, seguendo le rigorose dinamiche di bilancio. Nonostante un anno fa, di questi tempi, Furlani a 'DAZN' dichiarasse che "per come è gestito, il Milan non ha necessità di vendere". Un mese dopo, Reijnders al Manchester City. Quali conseguenze ha avuto la gestione sportiva alquanto discutibile di Furlani in questi anni?
Dalla semifinale di Champions del 2023 a due mondi opposti: che destino per Milan e Inter
—È presto detto, non bisogna spostarsi neanche troppo in là dal punto di vista geografico, basta rimanere a Milano. Nel maggio 2023, Milan e Inter si sono affrontate in semifinale di Champions League e, in Serie A, mentre lo Scudetto andava all'imbattibile Napoli di Luciano Spalletti, si giocavano un posto nell'edizione successiva della Champions. Negli anni a venire, poi, l'Inter ha vinto due Scudetti (2024 e 2026), disputato due finali di Champions (dopo quella del 2023, quella del 2025) e mantenuto quasi intatta l'intelaiatura della sua squadra.
Aggiungendo, anzi, pezzi importanti sul mercato - intelligentemente, o a parametro zero o al giusto prezzo quando la situazione lo richiedeva - e continuando a vincere pur cambiando allenatore (da Simone Inzaghi a Cristian Chivu). Il Milan, invece, ha smantellato la squadra dello Scudetto 2022, è andato sempre in discesa con una serie di scelte sbagliate che lo hanno portato fuori dalla Champions l'anno scorso e, ogni anno, si trova sempre al punto di dover azzerare tutto e ricominciare.
Vinto un solo trofeo, la Supercoppa Italiana, non certo un avvenimento da ricordare. Pagano tutti, allenatore e giocatori, ma mai i dirigenti. Mai Furlani. Stavolta, a quanto pare, Cardinale sembra essersi convinto a prendere quanto meno in esame la questione. Staremo a vedere come finirà, ma di sicuro, per la prima volta, l'AD è giustamente finito a rischio taglio.
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