I quali, paradossalmente, sarebbero i due a dover tessere le fila del nuovo Milan in sede di calciomercato. Generalmente funziona così: il tecnico fa presente al direttore sportivo una necessità di mercato (esempio, Allegri chiede a Tare: "Mi serve una punta con queste caratteristiche") e il DS opera sulla falsariga dei desideri dell'allenatore. Il tutto nel rispetto, ovviamente, del budget e dei parametri dettati dall'A.D. e dalla società. Al Milan, invece, un po' ci si perde sulla filiera di Governo. Furlani (generalmente con l'ausilio dell'intermediario amico Paolo Busardò) e Moncada portano avanti alcune trattative, senza né il parere né il placet del DS e dell'allenatore. Tare e Allegri, per rimanere in tema, nemmeno sapessero chi fosse André (spoiler: un misto tra Youssouf Fofana e Paul Pogba, ma più lento).
Il Milan faccia il Milan: per storia, blasone e DNA deve puntare a vincere subito
—Ci vorrebbe un pizzico in più di unità di intenti, e soprattutto, visione condivisa su determinate dinamiche. Vanno bene i Cissè e gli André per il futuro del Milan, certo, ma come scommesse potenzialmente vincenti, non come calciatori sui quali fondare tutto, subito. I Cissè e gli André vanno sì, presi, ma affiancati a giocatori di caratura internazionale, esperti, che possano dare immediatamente un contributo pesante, in termini di quantità e qualità, alla squadra rossonera. Che, per storia, gloria, blasone e DNA, deve puntare a vincere, non a vivacchiare. Il Milan deve fare il Milan. Perché non è un club di medio cabotaggio, ma uno dei più importanti al mondo.
André si può e si deve prendere, alle giuste condizioni economiche. Affiancandolo, però, alla mezzala di qualità tanto invocata da Allegri. Che sia Leon Goretzka o Sergej Milinković-Savić, per fare due nomi di calciatori a cui Tare sta pensando, ma che sia un giocatore di questa tipologia. E lo stesso discorso vale per tutte le altre zone del campo. Ragazzini alle prime armi sì, ma abbondantemente dietro ai Luka Modrić e agli Adrien Rabiot. Di modo da poter avere un Milan pronto subito, capace di vincere nell'immediato. Contestualmente, con i giovani dietro che, senza pressione, possono avere il tempo per crescere e, un giorno, diventare loro i campioni rossoneri titolari senza correre il rischio di bruciarsi troppo presto.
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