Successivamente, Adani ha parlato anche di Gerry Cardinale, del livello di gioco e di Ardon Jashari.
"Il Milan deve ritrovare unità d'intenti e una visione comune tra tutte le componenti del club. La programmazione per il futuro deve prescindere dal piazzamento finale in classifica: serve una squadra che domini il gioco e onori il blasone rossonero. Purtroppo, le reali intenzioni di Cardinale rimangono un mistero; non è chiaro quale sia il progetto per coinvolgere i tifosi e dare valore al club. Quando si parla di fondi d'investimento, la vera sfida si gioca sulle nomine chiave: se indovini l'allenatore, il direttore sportivo e chi gestisce la comunicazione, i risultati arrivano anche sul campo. Al momento, invece, il livello di gioco è imbarazzante, forse il peggiore della Serie A. Servono profili di talento, come Jashari, che ha qualità evidenti a prescindere dal contesto in cui gioca".
“Se la squadra è piatta che colpa ne ha Furlani?”
—Bisogna però partire da un presupposto fondamentale: è vero, Furlani non scende in campo e non decide la formazione, ma la sua centralità nelle strategie del club è indiscutibile. È stato lui a scegliere Igli Tare come direttore sportivo lo scorso giugno, e a sua volta, insieme al resto della società, ha avallato la proposta di Tare di riportare Allegri sulla panchina rossonera dopo undici anni. Essendo l'unico dirigente con potere di firma, ogni decisione tecnica ed economica passa inevitabilmente dall'ufficio dell'ad. Se oggi il tifo rossonero punta il dito contro Furlani, prima ancora che contro Tare o Allegri, è proprio per questo motivo. In quanto vertice decisionale, i fallimenti di questo progetto sportivo non possono che risalire a lui.
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