L'ex capitano dell'Inter racconta l'amicizia con Baresi: rivali in campo, compagni in Nazionale e amici per una vita. Fino all'ultimo abbraccio a San Siro

- Milano
Franco Baresi (AC Milan) e Giuseppe Bergomi (Inter), nel febbraio 2026, portarono la torcia Olimpica all'interno dello stadio di San Siro

"Mai provata un'emozione così": quando Baresi portò la torcia Olimpica con Bergomi

Non c'è forse persona più indicata di Beppe Bergomi per raccontare l'altra faccia di Franco Baresi, quella lontana dai riflettori di San Siro e dai trionfi in bacheca.

Storico rivale nei derby milanesi, compagno di Nazionale per anni ed amico sincero, l'ex capitano dell'Inter ha affidato alle pagine de La Gazzetta dello Sport un ricordo intimo e commosso dell'amico scomparso, ripercorrendo un legame che andava ben oltre la rivalità sportiva.

Il racconto di Bergomi

Bergomi racconta di un rapporto nato addirittura da ragazzini, quando il legame con la famiglia Baresi è nato e si è sviluppato grazie al fratello di Franco, Beppe:

L'emozionante racconto di Bergomi dopo la scomparsa di Baresi

"La prima volta l'ho visto tantissimi anni fa: andavo a San Siro a vedere le partite e Franco, tre anni più vecchio di me, già giocava. Nei primi anni i due fratelli Baresi vivevano assieme e Beppe mi dava spesso dei passaggi a casa per non farmi aspettare troppo il pullman: è stato lui a farmi il primo nodo alla cravatta. Una sera però Beppe mi disse "vieni a dormire da noi, c'è anche Franco". In quel periodo poi ci vedevamo molto spesso fiori dal campo, uscivamo insieme e si stava con la stessa compagnia".

Il loro rapporto in campo

Un'amicizia che si è poi trasformata, negli anni, in una sfida quotidiana fatta di rispetto reciproco: sul terreno di gioco avversari, capaci di trasformare ogni derby o ogni sfida in azzurro in una vera battaglia, ma fuori dal campo sempre legati da un affetto sincero, quasi fraterno, culminato con un momento ricordato con grande emozione da Bergomi: la partita d'addio di Baresi.

"In campo eravamo lontanissimi: ci potevamo concedere giusto un abbraccio ed una stretta di mano all'inizio. Non dimenticherò mai però la partita d'addio di Franco: mi chiamò personalmente e mi disse "Tu vieni!". Gli risposi scherzando: "Mi farà prendere tanti di quei fischi ...". E lui: "Fregatene!". Ero un uomo Inter, giocavo ancora, eppure Franco mi voleva lì, vicino a lui e suo fratello. Gli sarò per sempre grato. Baresi non è la bandiera di una squadra, ma la bandiera di tutti".

Il racconto di Bergomi si sofferma poi sull'esperienza condivisa in Nazionale, dove i due capitani hanno costruito insieme uno dei trionfi più belli della storia del calcio italiano, il Mondiale del 1982, oltre ad aver vissuto fianco a fianco anche l'edizione del 1990 in casa. Un legame che andava rinsaldandosi partita dopo partita, ritiro dopo ritiro:

"La Nazionale ci ha reso ancor più amici, per sempre. Siamo diventati Campioni del Mondo insieme. Nel '90, poi, avevo la fascia al braccio, ma accanto a lui mi sentivo protetto. Da dietro comandava il mondo intero: guidava con un'eleganza unica".

L'ultimo incontro

L'episodio più toccante raccontato dall'ex difensore nerazzurro riguarda però un momento decisamente più recente: lo scorso 6 febbraio, quando i due ex capitani sono tornati insieme a San Siro, questa volta non per giocarsi un pallone ma per accendere insieme la fiaccola olimpica nella cerimonia di apertura dei Giochi Invernali di Milano-Cortina:

"L'ultima volta in cui Franco ha messo piede a San Siro c'ero anche io: quell'immagine è diventata storia e rimarrà per sempre tra le più belle delle nostre vite. Nei giorni precedenti abbiamo fatto delle prove e lui era molto stanco. Il giorno stesso, poi, siamo arrivati 6 ore prima e lui è rimasto in silenzio per tutto il tempo: era un tipo di poche parole, ma lo vedevo emozionato. Ad un certo punto volevano metterci un'auricolare, ma Franco voleva che lo guidassi solo io: eravamo agganciati tutti e due, vicini in un momento bellissimo".

Un'immagine che, nel ricordo di Bergomi, racchiude perfettamente il senso di un'amicizia capace di attraversare decenni di rivalità sportiva senza mai incrinarsi fino a diventare l'ultimo, indimenticabile capitolo condiviso tra i due prima della scomparsa di Baresi.

"Oggi penso che siamo stati molto simili: entrambi discreti, educati, figli di un'altra epoca. Abbiamo vissuto entrambi la perdita prematura dei genitori (solo il padre per Bergomi, ndr) e per questo forse ci siamo sempre capiti subito. E' la sofferenza composta che appartiene alla nostra gente: siamo della pianura padana. Insieme, due compagni di viaggio, con un pallone tra i piedi e una torcia tra le mani".

Un tributo emozionante che va oltre la semplice retorica del cordoglio calcistico, restituendo l'immagine di due uomini che, pur avendo indossato per una vita intera le maglie di due squadre storicamente rivali, hanno saputo costruire un legame umano capace di sopravvivere a ogni sfida sportiva, fino all'ultimo.

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