Il commovente ricordo di 'Don Fabio' a La Gazzetta dello Sport: dalle doti uniche del 'Piscinin' alla proposta di un Pallone d'Oro alla memoria
Quando Baresi raccontava il segreto del 'Milan degli Invincibili': "Vinto grazie a tre fattori"
Il mosaico dei ricordi legati a Franco Baresi, scomparso ieri all'età di 66 anni dopo aver lottato contro una malattia, si arricchisce della preziosa testimonianza di chi lo ha vissuto prima come compagno di squadra e poi come allenatore nel leggendario Milan degli Invincibili. Fabio Capello ha tracciato un ritratto commosso ed esclusivo dell'eterno Capitano rossonero sulle pagine dell'edizione odierna de 'La Gazzetta dello Sport', svelando anche un clamoroso retroscena di mercato rimasto segreto per anni.
"Franco ha esordito con Nils Liedholm quando io ancora giocavo nel Milan, nel 1978", ha esordito un emozionato Capello. "Dall'inizio per tutti era il 'Piscinin', il soprannome storico del settore giovanile. Un ragazzo fantastico: ha lavorato tantissimo per diventare il punto di riferimento assoluto per chiunque arrivasse a Milanello. Vedere come si allenava e come si comportava era fondamentale per la crescita dei giovani".
Il clamoroso retroscena: "Stava firmando per la Juventus"
L'ex tecnico friulano ha poi sganciato una vera e propria bomba di mercato legata ai primi mesi dell'era di Arrigo Sacchi sulla panchina del Diavolo, quando Baresi fu a un passo dal clamoroso addio:"Quando è arrivato Arrigo Sacchi lui non si trovava molto con i nuovi metodi, c’era qualche problema e la Juventus premeva fortissimo per ingaggiarlo. Io ero stato suo allenatore a Milano solo per poche partite. Ci siamo incontrati a cena al ristorante insieme alle nostre mogli e lo abbiamo convinto a rimanere. Diciamo che ha un po’ tentennato in quella specifica occasione, ma alla fine l’attaccamento viscerale al Milan ha avuto la meglio".
Superata quella crisi, il numero 6 divenne il pilastro invalicabile del Milan che avrebbe dominato il mondo. Sul valore tecnico del difensore, Capello non ha dubbi: "Aveva una grande velocità, intuizione e un'intelligenza tattica fuori dal comune. Possedeva una visione di gioco quasi unica. A livello difensivo è stato il migliore in assoluto al mondo in quel periodo, non solo perché giocava in un grande Milan".
Il rapporto con Berlusconi e il leader dello spogliatoio
Capello si è poi soffermato sul legame speciale che univa il Capitano al Presidente Silvio Berlusconi: "C'era un grandissimo rispetto da parte del Presidente verso un calciatore che faceva la differenza e pesava in ogni situazione. Franco era schivo, non amava parlare in pubblico, ma viveva i momenti di gioia con la squadra. Con il gruppo era aperto, scherzava ed era di ottima compagnia, anche se all'esterno poteva apparire chiuso".Il segreto dei successi di quel Milan leggendario risiedeva proprio nell'umiltà dei suoi campioni più rappresentativi, capaci di trasmettere i giusti valori alle nuove leve:
"Quando vedi giocatori importanti che sono umili e non se la tirano anche dopo aver vinto tutto, che pensano di aver fatto soltanto il loro dovere per fare felice la gente e la famiglia del Milan, ti resta qualcosa dentro. Mi vengono i brividi a dirlo, ma è proprio così. Finisce una parte della storia del grande Milan. Franco non voleva mai perdere e se la squadra si addormentava, dava la scossa da vero leader".
L'appello finale: "Merita il Pallone d'Oro alla memoria"
In chiusura di intervista, Capello ha sottolineato come sia impossibile scegliere una singola partita perfetta nella ventennale carriera di Baresi, evidenziando come sia lui sia Paolo Maldini avrebbero meritato molti più riconoscimenti individuali durante l'attività agonistica. Oggi, nell'era dei social network, un uomo così riservato avrebbe forse faticato a integrarsi, ma 'Don Fabio' lancia una proposta forte alle istituzioni calcistiche internazionali: "Credo che un premio internazionale come un Pallone d'Oro alla memoria lo meriterebbe assolutamente".© RIPRODUZIONE RISERVATA