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Sulle parole di Leao: "Divertente. Mi lascia pensare che di solito i giocatori facciano baldoria nelle altre, di settimane. Ai miei tempi non era così, il derby era davvero sentito, anche tra noi calciatori. Esisteva una rivalità forte che rendeva naturale qualche sacrificio. Se sbagliavi in quella partita eri marchiato a vita. Nessuno si faceva vedere in giro per la città, nemmeno per una cena fuori".
I retroscena sui derby del passato
—Sul gol di Hateley che gli saltò in testa nel derby del 1984: "Ancora me lo rinfaccia Mark, quando mi incontra. Ci scherziamo da oltre quarant’anni, siamo anche andati insieme a una puntata di Quelli che il Calcio rivisitando il contrasto aereo a ruoli ribaltati. Ma è questo che dico quando parlo di sentimenti veri. Ci tenevamo tanto noi a battere i nostri avversari. E per i tifosi del Milan quel gol stimolò il senso di rivalsa. Loro si erano sentiti traditi da me anche se, ribadisco, io un anno in Serie B già l’avevo fatto proprio per lealtà nei loro confronti".
Sul gol contro il Milan nel derby: "Ci fu un grande equivoco perché Aldo Serena, da attaccante attento ai numeri, si prese la paternità del gol nelle interviste. Ma avevo segnato io e negli archivi della Gazzetta puoi controllare: venne attribuito a me. Quel derby me lo porto nel cuore. Ai difensori non capita spesso di essere ricordati per una rete. Tanto più in una partita così sentita".
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Sulla sua fede calcistica: "Da ragazzo tifavo Milan. Ma quello slancio, quando sei un professionista, nel tempo si perde. Avrai notato che cambiando maglia ho sempre dato il massimo per le squadre che rappresentavo. L’Inter e non solo".
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