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INTERVISTE

Milan, Collovati: “Trasferimento all’Inter? Non me ne pento. Ecco come andò veramente”

Verso il derby, Collovati: 'Mi aspetto un'Inter all'attacco e un Milan attento'
Dagli aneddoti sui derby del passato al suo passaggio all'Inter: le parole di Fulvio Collovati nella lunga intervista concessa alla 'Gazzetta dello Sport'
Redazione PM

Mancano 3 giorni a Milan-Inter: domenica sera alle 20:45 San Siro sarà teatro del 246° derby della Madonnina. In vista della partita più attesa dell'anno si è espresso anche Fulvio Collovati, l'uomo che nel 1982 finì al centro delle polemiche per il suo trasferimento dal club rossonero a quello nerazzurro. Di seguito la sua intervista concessa alla 'Gazzetta dello Sport'.

Verso Milan-Inter, l'intervista a Collovati

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Sul trasferimento all'Inter: "Non mi sono mai pentito. Per me era essenziale giocare in A per non perdere la Nazionale. Non dovete dimenticare che un anno di B già l’avevo fatto, proprio per il legame col Milan. Ma Bearzot era stato chiaro. O così, o ciao azzurri. Potevo andare anche in altre squadre, è vero, ma mi confrontai con mia moglie Caterina e valutammo che fosse meglio non spostarci da Milano. E poi l’Inter era l’Inter, un club prestigioso".


Sul derby di domenica: "Non sono un oracolo e non so dirti chi vincerà ma mi aspetto una partita di attacco da parte dell’Inter e di attenzione da parte del Milan. Come all’andata. Ma non è detto, ovviamente, che il risultato sia lo stesso. L’assenza di Lautaro pesa ma Chivu ha altre soluzioni. E il Milan può colpire con le sue frecce, a cominciare da Pulisic. Lo scudetto ormai è dell’Inter. Con pieno merito, tra l’altro".

Su Allegri: "Io certe critiche a Max le capisco poco. Forse i milanisti hanno dimenticato dove stavano prima che lui arrivasse. Magari il Milan è stato avvantaggiato rispetto alle concorrenti per la Champions League per non aver giocato in Europa. Ma sta facendo comunque un ottimo campionato".

Sulle parole di Leao: "Divertente. Mi lascia pensare che di solito i giocatori facciano baldoria nelle altre, di settimane. Ai miei tempi non era così, il derby era davvero sentito, anche tra noi calciatori. Esisteva una rivalità forte che rendeva naturale qualche sacrificio. Se sbagliavi in quella partita eri marchiato a vita. Nessuno si faceva vedere in giro per la città, nemmeno per una cena fuori".

I retroscena sui derby del passato

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Sul gol di Hateley che gli saltò in testa nel derby del 1984: "Ancora me lo rinfaccia Mark, quando mi incontra. Ci scherziamo da oltre quarant’anni, siamo anche andati insieme a una puntata di Quelli che il Calcio rivisitando il contrasto aereo a ruoli ribaltati. Ma è questo che dico quando parlo di sentimenti veri. Ci tenevamo tanto noi a battere i nostri avversari. E per i tifosi del Milan quel gol stimolò il senso di rivalsa. Loro si erano sentiti traditi da me anche se, ribadisco, io un anno in Serie B già l’avevo fatto proprio per lealtà nei loro confronti".

Sul gol contro il Milan nel derby: "Ci fu un grande equivoco perché Aldo Serena, da attaccante attento ai numeri, si prese la paternità del gol nelle interviste. Ma avevo segnato io e negli archivi della Gazzetta puoi controllare: venne attribuito a me. Quel derby me lo porto nel cuore. Ai difensori non capita spesso di essere ricordati per una rete. Tanto più in una partita così sentita".

Sulla sua fede calcistica: "Da ragazzo tifavo Milan. Ma quello slancio, quando sei un professionista, nel tempo si perde. Avrai notato che cambiando maglia ho sempre dato il massimo per le squadre che rappresentavo. L’Inter e non solo".