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Alexandre Pato (ex attaccante del Milan), qui a Milanello | AC Milan News (Getty Images)
"Nello spogliatoio, alla mia destra, c'è Paolo Maldini. Poi, di fronte a me, vedo Kaká e Ronaldo. Era una squadra di leggende. Ancelotti ha detto a tutti di alzarsi in piedi quando sono entrato. Ogni giocatore è venuto da me a salutarmi. Ho pensato: "Wow, questo è rispetto". Puoi essere il miglior giocatore del mondo, ma devi rimanere umile. Devi avere rispetto per gli altri". Racconta così Alexandre Pato arrivato al Milan nel 2007 in una squadra piena di campioni. Ecco il racconto sul Diavolo a 'The Athletic'.
"Al Milan non si trattava solo di calcio, era una famiglia. Ecco perché quella squadra del Milan ha vinto tutto. Se andavi in campo e vedevi come si allenavano, pensavi: 'Wow, devo fare lo stesso'". Non solo Milan, Pato ha parlato di cosa vuol dire giocare a calcio in Brasile: "Quando sei un bambino in Brasile, se fai qualcosa di speciale, ti dicono che sei il nuovo Pelé, il nuovo Ronaldo. Quando sono arrivato a Milano, dicevano: 'Wow, questo è il nuovo Ronaldo'. Ma non mi sono mai sentito il nuovo Ronaldo. Mi allenavo solo perché amavo giocare. Ero con i migliori giocatori del mondo".
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Spazio anche agli infortuni che purtroppo hanno più volte interrotto l'ascesa di Pato: "Gli infortuni sono uno degli aspetti più difficili del calcio. La gente vede solo la partita. Non vede le lunghe file di giocatori infortunati che devono recuperare. L'unica cosa che si desidera è tornare in campo. Dopo il primo, poi il secondo e il terzo infortunio, giocavo due partite e poi mi infortunavo di nuovo".
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