Sul trasferimento al Borussia Dortmund: “Sembra fantastico essere un calciatore professionista, è tutto ciò che ho sempre desiderato. Ma l'idea di farlo davvero mi terrorizzava. Avevo molta paura. Il primo anno a Dortmund è stato l'anno più difficile della mia vita. Inizi a sentirti sempre più come: «Wow, questi ragazzi non vogliono che io abbia successo». Serve tanta fiducia quasi delirante”.
Sulla sua adolescenza: "Nessuno nella scuola che frequentavo ha mai parlato di calcio europeo. Erano tipo: «Sta arrivando il Mondiale. Possiamo tifare gli USA». Quindi per me, quello era tutto. A scuola impari la pazienza, impari che il tuo momento arriverà. La vita va avanti”.
Sull'esperienza al Chelsea: “Quando la gente dice che al Chelsea non è stato un periodo di successi, è strano per me, perché so che è così che va la carriera di tutti. Non è solo un volo costante verso l'alto».
Sul Milan: “Non ho pensato tanto alla proprietà americana (RedBird, n.d.r.) né ascoltato tutti i tipi di istruzioni. Ero tipo: «Sai cosa? Vado solo a giocare». Mi piace pensare di aver aiutato a cambiare la percezione degli americani nel calcio in molti modi".
Sulle critiche: “Le critiche dei tifosi sono state difficili da affrontare, perché normalmente posso far stare zitta la gente giocando a calcio. È quello che ho fatto per tutta la carriera. Se sono in vacanza, la gente parla di me e non posso semplicemente andare a segnare e zittirli”.
Sulla vita privata: “Alexa Melton la guardo solo nel modo più positivo. Era molto divertente e mi ha sostenuto in ogni modo. Voleva spingermi a godermi un po' di più la vita e a fare cose con lei e in generale. E le sono stato grato per questo”.
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