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Milan, Pulisic: “Digiuno di gol? Non sono preoccupato, tornerò a segnare. Possiamo vincere i Mondiali”

Redazione PM
Christian Pulisic, attaccante del Milan classe 1998, si racconta in una lunga intervista ai microfoni del 'Times': queste le sue parole

Arrivato al Milan nell'estate del 2023, Christian Pulisic si è subito imposto come un titolare inamovibile nella formazione rossonera. In tre stagioni con la maglia del Diavolo, i numeri parlano di 42 gol e 26 assist in 132 presenze. Tuttavia, negli ultimi mesi qualcosa sembra essersi inceppato: l'attaccante statunitense è a secco da quasi cinque mesi. L'ultima rete risale al 28 dicembre 2025, giorno del match di andata contro il Verona a San Siro. Da allora, Pulisic ha servito soltanto un assist nella vittoria per 3-2 contro il Torino dello scorso 21 marzo.

Milan, l'intervista a Christian Pulisic

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A pochi mesi dal Mondiale casalingo con gli Stati Uniti, Pulisic ha ripercorso le tappe principali della sua carriera in una bella intervista concessa al 'Times'. Di seguito, alcuni dei passaggi più interessanti della chiaccherata.

Sulla filosofia di gioco e il digiuno dal gol: “Puntare la porta, creare azioni d'attacco, per me è questo il motivo per cui gioco. Ovviamente devi fare tutto il resto, difendere e correre, cose diverse. Va bene così. Ma ciò che mi dà gioia ed eccitazione è fare gol e finalizzare. Digiuno di gol? Non sono preoccupato, tornerò a segnare. Ho un modo molto specifico di pensare alle prestazioni, e ho sempre voluto vivere vicino al campo di allenamento, perché quello è il mio lavoro, ed è ciò che faccio ogni singolo giorno. Mi ha aiutato in molti modi. Mi ha anche reso infelice a volte”.

Sul Mondiale: “Critiche? Se facciamo un buon Mondiale, tutto sarà dimenticato. Tutti parleranno di quanto siamo stati bravi. È così che vanno le cose. Possiamo vincere, ma non è da me dare garanzie azzardate. Però posso sedermi sul mio letto la sera e immaginarmi mentre alzo il trofeo della Coppa del Mondo. Lo facevo da bambino. Non smetterò. Devi crederci. Perché no?”.


Sul trasferimento al Borussia Dortmund: “Sembra fantastico essere un calciatore professionista, è tutto ciò che ho sempre desiderato. Ma l'idea di farlo davvero mi terrorizzava. Avevo molta paura. Il primo anno a Dortmund è stato l'anno più difficile della mia vita. Inizi a sentirti sempre più come: «Wow, questi ragazzi non vogliono che io abbia successo». Serve tanta fiducia quasi delirante”.

Sulla sua adolescenza: "Nessuno nella scuola che frequentavo ha mai parlato di calcio europeo. Erano tipo: «Sta arrivando il Mondiale. Possiamo tifare gli USA». Quindi per me, quello era tutto. A scuola impari la pazienza, impari che il tuo momento arriverà. La vita va avanti”.

Sull'esperienza al Chelsea: “Quando la gente dice che al Chelsea non è stato un periodo di successi, è strano per me, perché so che è così che va la carriera di tutti. Non è solo un volo costante verso l'alto».

Sul Milan: “Non ho pensato tanto alla proprietà americana (RedBird, n.d.r.) né ascoltato tutti i tipi di istruzioni. Ero tipo: «Sai cosa? Vado solo a giocare». Mi piace pensare di aver aiutato a cambiare la percezione degli americani nel calcio in molti modi".

Sulle critiche: “Le critiche dei tifosi sono state difficili da affrontare, perché normalmente posso far stare zitta la gente giocando a calcio. È quello che ho fatto per tutta la carriera. Se sono in vacanza, la gente parla di me e non posso semplicemente andare a segnare e zittirli”.

Sulla vita privata: “Alexa Melton la guardo solo nel modo più positivo. Era molto divertente e mi ha sostenuto in ogni modo. Voleva spingermi a godermi un po' di più la vita e a fare cose con lei e in generale. E le sono stato grato per questo”.