Milan, Filippo Galli: "Ritiro? Se ognuno sta in camera sua col cellulare ..."
—Su come valutava lui, da calciatore, la soluzione del ritiro: «Se si è deciso di farlo, evidentemente c'è la convinzione che sia la maniera migliore per ritrovare unità. Certo è che poi va vissuto bene, perché se si sta ognuno col proprio cellulare in camera non serve a niente .... Una volta il ritiro era più una consuetudine, io non l'ho mai vissuto come una punizione ma come un momento per stare assieme e per cementare il gruppo. Per la mia esperienza il ritiro può far bene».
Sul lavoro di Allegri in questo periodo di difficoltà: «Credo che Allegri stia facendo ciò che si aspettava potesse fare. Il Milan ha vinto tante partite con un modo di giocare speculativo, col baricentro basso, aspettando gli avversari e cercando di sfruttare gli spazi concessi. Qualcuno dice che non si possa fare diversamente con questi calciatori .... Io credo che la responsabilità non sia di una singola persona, ma sono da dividere tra tutti. Non so se non ci sia armonia in società, certo è che a volte è questo che traspare all'esterno».
"Responsabili in dirigenza? C'è un distinguo da fare"
—Sull'attuale proprietà del Milan che potrebbe non avere trasmettere la mentalità vincente: «Ci sono tante proprietà straniere ora, le quali hanno come prerogativa il far coincidere la sostenibilità con i risultati. C'è chi dice che bisogna passare dal risultato per ottenere profitti finanziari e c'è chi dice che bisogna prima guardare al bilancio per poi provare a raggiungere i risultati sportivi. Io non so dove stia la ragione. Silvio Berlusconi aveva un'altra modalità, aveva un attaccamento particolare ai colori, ma probabilmente non era un modello sostenibile. Ciò che bisogna cercare, dunque, è un compromesso».
Sui principali responsabili del momento nero del Milan in dirigenza: «Il Milan ha speso. Forse non ha speso bene. Quindi: se c'è un'area tecnica che sceglie, gli acquisti sbagliati sono da addebitare alla stessa area tecnica. Se, invece, ci sono state ingerenze dell'area corporate, la storia è un'altra. O ci si assume tutti le responsabilità, o si alza la mano e si dice “io qua non ci sto e me ne vado”. Se si resta dentro, si diventa complici di una situazione che non va. Dare la responsabilità l'uno all'altro non serve a niente. Secondo me oggi il problema del Milan è legato agli aspetti tecnici e di proposta di gioco».
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