Sulla nuova prospettiva: «È come se per anni avessi guardato il calcio in un certo modo, e ora la mia percezione stia cambiando. Non vedo più il campo dalla stessa angolazione. Non ho più gli stessi punti di riferimento. Per esempio, prima, quando ero davanti alla difesa, sapevo di avere due giocatori dietro di me, uno in diagonale a destra e uno a sinistra. Senza guardare, riuscivo a fare il passaggio in quella zona. Ora è completamente diverso. Gioco come centrocampista di destra. Quando non abbiamo palla, sono molto avanzato, quasi come un attaccante. Quando invece abbiamo palla, mi posiziono tra le linee. Prima andavo a cercare quei giocatori».
Sul suo nuovo ruolo: «Quando ti dicono che giocherai più avanti, all'inizio sei contento (ride, n.d.r.). Alla fine, ho capito che non è necessariamente quello che voglio. Lo faccio per la squadra, ovviamente. Mi piaceva essere quello che avviava le azioni, controllare tutto: la velocità del gioco della mia squadra, il ritmo, recuperare palla ... Cosa ho imparato nel nuovo ruolo? Che devo giocare molto più velocemente e posizionarmi meglio. Davanti alla difesa, il giocatore che mi attaccava era un attaccante, che non necessariamente difendeva molto bene. Mentre ora, il giocatore che mi attacca è un difensore, un avversario più robusto. Devo essere più forte, assimilare più informazioni di prima. Ho anche imparato che posso fare scatti ad alta intensità».
"Giocare un Mondiale sarebbe un sogno. Ma devo finire meglio la stagione"
—Sulla sua stagione: «Se è una stagione positiva? Le statistiche entrano in gioco. E io posso essere molto più efficace di così. Potrei aver segnato un solo gol e fornito più di quattro assist in questa stagione, e allora vi avrei detto che la mia stagione era stata buona. Poi, se guardo al medio termine, c’è la Coppa del Mondo, e non sono sicuro che ci si aspetti che io giochi in quella posizione».
Sulla nuova mentalità: «Sì. Prima ero più fatalista. Oggi non la penso più così: bisogna andare a prendersi le cose. Oggi lavoro di più sull’analisi, cerco di capire meglio il gioco. Ascolto di più gli allenatori. Sono diventato più esigente con me stesso. Non mi piace stare seduto davanti alla TV a dire “Wow, è bravissimo”, e poi, quando sono in campo, non cercare di fare lo stesso. Sono davvero stufo di sentire “OK, è bravissimo, fa questo e quello”. Facciamolo e basta! Abbiamo un’opportunità incredibile. Proviamoci! Non dico che dovremmo tentare cose impossibili. Ma non voglio dire “Non ci provo perché ho paura di fallire"».
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Sulla Nazionale: «Giocare un Mondiale sarebbe un sogno. Si, voglio andarci, ma dovrò fare il visto (ride, n.d.r.). Convocazione? All’inizio ci restavo male. chiedendomi perché non venissi convocato. Poi ho pensato ‘Ok Youssouf, ci sono tanti giocatori forti nel tuo ruolo’. Devo prima fare bene con il mio club. Devo finire la stagione ancor meglio di come l’ho iniziata, le opportunità arriveranno. Dipende tutto da me».
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