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Maignan: “Ho giocato con portieri con più talento, ma non con la mia testa”. Poi svela tanti dettagli

Milan, Maignan: 'Portiere allenatore in campo. Avevano più talento, ma ...'
Mike Maignan è il protagonista di 'Mike Maignan: Beyond The Magic': uno splendido documentario andato in onda sui canali del Milan. Ecco le sue parole
Emiliano Guadagnoli
Emiliano Guadagnoli Redattore 

Mike Maignan è il protagonista di 'Mike Maignan: Beyond The Magic' venti minuti di documentario in cui il portiere rossonero si apre e svela alcuni dettagli dell'essere portiere. Ecco le sue parole dal canale 'YouTube' del club.

Milan, la carriera e il ruolo del portiere: parla Maignan

"Siamo sempre soli, inizia la partita e siamo noi contro la squadra avversaria. Con la spinta dei tifosi. Devi essere un po' matto, devi avere una mentalità cattiva per essere un portiere. Importante avere fede, disciplina e umiltà. Insieme possiamo avere risultati belli. Disciplina vuol dire non mollare nulla. Quando hai tutto questo puoi dimenticare da dove vieni, tutti i sacrifici che hai fatto. Devi sempre avere rispetto e umiltà. Sono qui, sono capitano del Milan perché ho vissuto tutto il mio passato".


"Giocato contro chi aveva più talento, ma ..."

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"Ho giocato con portieri con più talento di me, ma non con la mia testa e determinazione. Ho la testa dura che ha fatto la differenza. Ho avuto un percorso non facile, ma mia mamma ha lavorato tanto per me e per i miei fratelli, sono cose che non puoi dimenticare. Il ragazzo che lei ha educato è diventato un uomo. Penso che mia mamma sia felice di me. Devo dare l'esempio di cercare di essere sempre il migliore possibile. In partita si possono fare cazzate, è la pressione delle partite".

Il ruolo da capitano del Milan: "Da capitano devi essere un esempio. E' quello che cerco di fare ogni giorno e ogni momento. È una responsabilità essere il capitano, ma per me è anche un orgoglio: se mi hanno dato la fascia è per ciò che sono. In passato ho sempre detto agli allenatori del settore giovanile che non c’era bisogno di darmela, perché anche senza mi sentivo già capitano. Nasci con quel senso di responsabilità. Appena indossiamo la maglia del Milan, quando arriviamo a Milanello bisogna dare il massimo per i bambini, per chi supporta il Milan da sempre. I giocatori non fanno le cose così, a volte hanno giornate difficili, anche se siamo pagati. Non sono delle scuse, ma un giocatore può arrivare alla partita con problemi personali. In questa squadra ognuno dà il massimo. Alla fine la pazienza paga sempre".

Il rapporto con chi lavora nel club: "Non posso passare senza salutare per una questione di rispetto per chi lavora per noi. Sono piccole cose, attenzioni perché voglio che tutti vengano trattati alla stessa maniera. Quando qualcosa è sporco devo pulire, devo mettere a posto. Sono cresciuto così. I magazzinieri ci aiutano molto, fanno un lavoro incredibile, è un piacere".

Milan, Maignan: "Allegri è un top"

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Ancora sulle motivazioni: "Oggi ho 30 anni nessuno li ha fatti così. Se non cadi non guardi più avanti. Quando cadi capisci quanto fa male e vuoi andare su e cadere di meno. Sono molto esigente verso me stesso. A volte troppo anche verso gli altri e lo devo capire, bisogna capire anche il modo di pensare degli altri".

Allegri e il cambio rispetto alla passata stagione: "Allegri? È un top per la gestione dello spogliatoio e per l’atteggiamento sul campo. Quando ci sono cambi è sempre diverso. Avevo voglia di rivincita rispetto lo scorso anno. Lo penso ancora. A volte puoi arrivare a una partita addormentato, ma basta sentire lo stadio e tutto cambia nella tua testa e vai. Basta ascoltare il mister parlare e non puoi più dormire. E' tutta adrenalina, sei carico, il mister ti carica, vedi i tifosi o i tifosi avversari che ti fischiano. Hai lavorato tutta la tua vita per essere qua. Hai l'adrenalina di dire datemi la palla e vado. Il portiere è l'allenatore in campo, vedi tutti. Puoi aiutare i compagni perché hai tempo di vedere le azioni. Ogni giorno devi crescere, non puoi dire oggi arrivo e paro".

"Sarò Milanista per sempre"

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Lavoro sui rigori con il preparatore Filippi. Spingere con il piede destro e portare fuori il baricentro insieme al piede d'appoggio. Maignan fa notare: "Ci sono tanti dettagli che nessuno vede. Come spingere, leggere il gioco. Quando si para c'è una tecnica. Sei l'ultimo uomo da superare. Non ti vuoi sentire eroe, ma vuoi fare parte del lavoro della squadra e non lasciare il gol. Quando sei piccolo non vivi il calcio come ora. Oggi c'è l'obbligo, c'è il risultato".

Chiusura sul Milan: "Quando sono arrivato al Milan ho salutato Ibrahimovic e mi ha detto 'Benvenuto, qui siamo in famiglia' e l'ho sempre vissuta così. Il Milan oggi vuol dire tante cose, è Dio che ha voluto così. Nella vita non c'è casualità. Sono felice, la gente mi ama, ho una grande famiglia. Sono un uomo, un padre, un figlio, un amico, un fratello, un compagno di squadra. Il Milan è la squadra con cui mi sono fatto vedere al Mondo. Sapevo di venire in un club straordinario, è incredibile. Quando giochiamo si vede la grandezza del Milan, sarò Milanista a vita. La base è l'umiltà, ma serve anche il fuoco. A me piace il giocatore che dice di essere il numero uno. Questo tipo di frase a volte ti carica, ma con la consapevolezza che sono umano e che posso cadere".