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Ibrahimovic: “Io soffro perché non posso più giocare. Devo vincere, voglio vincere”

Emiliano Guadagnoli
Emiliano Guadagnoli Redattore 
L'ex attaccante del Milan Zlatan Ibrahimovic ha rilasciato una lunga intervista a (Ne)uspjeh prvaka. Ecco un estratto molto interessante

"Tutto quello che ho vissuto da giocatore mi ha formato anche come uomo. Tutto ciò che ho imparato, che avevo intorno a me, la mentalità, le persone che mi circondavano, mi hanno reso quello che sono oggi. Vado avanti con quella mentalità, con quella disciplina". Queste le parole dell'ex attaccante del Milan Zlatan Ibrahimovic nella sua intervista a (Ne)uspjeh prvaka (parole tradotte da Tuttomercatoweb): "Tutto è il risultato di quello che ero da giocatore e degli obiettivi che ho sempre avuto, ho sempre cercato una mentalità vincente. Non è che non so perdere, ho perso e perderò ancora, ma non è nella mia natura. Devo vincere, voglio vincere e so come vincere".

Milan, il racconto di Ibrahimovic

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Ibrahimovic continua: "Io soffro perché non posso più giocare, aiutare i miei compagni, incidere, giocare e vincere. Mi sentivo vivo, entravo in campo e uno doveva vincere. Per me perdere era difficile, ma non siamo supereroi. Se non vincevo era come se non fossi vivo. La parte più difficile del mio lavoro è non poter aiutare giocatori, allenatori, tifosi, club. Sto imparando a farlo in un altro modo, ma è difficile perché ho vissuto quell'adrenalina per 25 anni".

Sulla carriera da dirigente: "Sono lo stesso, solo che ora guardo il calcio da un'altra prospettiva. Bisogna guardare tutto al completo, siamo un'azienda. Per portare i giocatori serve equilibrio, sponsor, televisioni, tifosi, vendere i diritti… Tutto questo lo sto imparando ora e sono più umile. Non sono offensivo, osservo".


Un aneddoto curioso: "Dovevo finire un allenamento sul tapis-roulant dopo che mi ero fatto male alle ginocchia. Sei volte due minuti di corsa veloce con 3 secondi di pausa. Ero verso la fine, dovevo andare in bagno, ma non potevo fermarmi. Corro, corro, mi sono ca**to addosso, ma ho continuato a correre, mi sono fissato in testa che dovevo finire".