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In occasione del suo 80° compleanno, l'ex direttore generale del Milan Ariedo Braida è stato intervistato dai microfoni di 'Tuttosport' per ripercorre la sua carriera ultra vincente. Negli anni, Braida si è reso celebre per la scoperta di tantissimi talenti finiti poi nella storia del calcio. Sul tema, l'attuale Vicepresidente del Ravenna ha svelato il giocatore più forte che ha mai visto da vicino, ma anche due grossi rimpianti della sua carriera. Ecco, di seguito, le sue parole.
Il più forte che si è goduto da vicino?
«Messi a Barcellona. Leo era formidabile. Gli bastava toccare un pallone anche al novantesimo per farti vincere la partita. Arrivavano offerte incredibili, ma io ripetevo sempre la stessa cosa: possiamo vendere tutti ma non Messi».
C’è un top player che invece non è riuscito a prendere ma avrebbe voluto a tutti i costi?
«Totti. L’ho corteggiato tante volte: sia da ragazzino sia dopo che era diventato un campione affermato. Lui però è sempre stato di parola: non voleva lasciare la Roma e infatti è rimasto lì tutta la carriera. Lo rispetto molto per questo, anche se ogni volta che ci incontriamo gli dico ‘Francesco peccato che non mi hai ascoltato, avresti vinto il Pallone d’Oro’».
Restando in tema di rimpianti: ci fa il nome di un giocatore che ha reso meno di quanto credesse.
«Facile: Patrick Vieira, un centrocampista formidabile. Lo prendemmo nel novembre del 1995 quando aveva soltanto 19 anni. In quel Milan pieno di campioni fece fatica a trovare spazio e noi sbagliammo nel non aspettarlo. Mi fa piacere che qualche anno fa abbia dichiarato che sono il suo papà italiano. Ero sicuro sarebbe diventato un grande giocatore, ma in quel Milan la concorrenza era altissima».
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