«Io ho avuto Gila come compagno di squadra e poi come tecnico. Per il suo modo di essere e di lavorare, è uno di quegli allenatori che per i giocatori come Mateo sono praticamente perfetti. Gli ha dato responsabilità, ma pure protetto perché si potesse esprimere al meglio».
Pensa che Retegui sia pronto per guidare l’attacco del Milan?
«Sì. Lui il gol lo sente. È un attaccante che se la partita è morta, non sta succedendo niente di che, riesce a dare una scossa improvvisa. È uno che la indirizza la gara grazie alla sua concretezza. Può fare la differenza per fame e capacità realizzativa».
«Non è attaccante da 40 gol, ma potrebbe segnarne 15 pesanti per lo Scudetto»
—Lo paragonerebbe a Gilardino o Inzaghi?
«Per me loro erano dei fenomeni. Non sono oggettivo su di loro. Retegui fa parte del livello massimo degli attaccanti europei».
Sarebbe un bene anche per la nazionale se tornasse in Italia?
«Quello senza discussione. Non voglio parlare del livello qualitativo dell'Arabia Saudita, ma è bello vedere i giocatori forti nei campionati top come la Serie A».
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Allegri gli farebbe fare un ulteriore step? Potrebbe essere il futuro capocannoniere della A?
«A livello teorico sì. Però il punto è che Mateo potrebbe segnare quei 15 gol pesanti che ti portano punti decisivi. All’Atalanta si è esaltato a livello di marcature segnando tantissimo. Al Milan, che magari gioca in modo più conservativo, potrebbe essere determinante in quelle partite equilibrate, bloccate, dove serve la giocata per essere decisivi. Questa è anche la bellezza del calcio, perché ci sono tanti modi e stili di gioco con cui puoi vincere. Magari Retegui al Milan non segnerebbe 40 gol, ma potrebbe conquistare lo scudetto grazie a quei 15 centri pesantissimi che varrebbero moltissimo per la squadra. A tal proposito le svelo una cosa: Mateo non è uno di quei classici attaccanti che sta male se non segna. Preferisce il risultato di squadra, alla gloria personale. Se va a segno, ma il team perde, è triste in ogni caso. Al contrario, se non segna, ma si battono i rivali, è felice. E questo comunque per un gruppo è un fattore importante».
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