Cafu e l'aneddoto su Pato e Maldini: "Capitano, vai tu"
—Quando Cafu parla di Pato, le parole non sono mai leggere. Perché certi ricordi, al Milan, pesano ancora. Ci sono frasi che, anche dopo anni, restano lì. E fanno ancora rumore. Quando a pronunciarle è Cafu, uno che ha vissuto il Milan dall’interno, con Maldini e Nesta, ogni parola diventa memoria rossonera.
“Chi va contro Pato?”
Il racconto parte da Milanello. Allenamento, uno contro uno. In campo ci sono Cafu, Nesta e Maldini. Davanti a loro, un ragazzo appena arrivato. “Dicevamo: ‘Chi va contro Pato?’”. È Maldinia rompere gli indugi. Come sempre, con naturalezza: “Capitano, vai te.”, fanno gli altri in coro. Prima Cafu, poi Nesta. Intorno, sorrisi e mani che si muovono nell’aria, come a dire una cosa sola: “Tanto non riesci a prenderlo". Avevano ragione. “Non riuscivi davvero a prenderlo”
Cafu lo dice ancora oggi con stupore: “Non riuscivi davvero a prenderlo.”. Pato cambiava direzione senza preavviso. Destra, sinistra. Calciava con entrambi i piedi, tirava le punizioni, segnava di testa. Ma soprattutto aveva uno scatto devastante, impossibile da leggere. “Aveva una forza e un cambio di direzione che non sapevo come fermare.” E mentre ti saltava, aveva pure il tempo di sorridere: "Quando ti superava, salutava Maldini”.
Quella frase che pesa come un macigno
—Poi arriva la dichiarazione che pesa più di tutte. Cafu la ripete ancora oggi, ovunque: “Quando arrivò al Milan dissi a Serginho: 'Il più grande centravanti brasiliano che abbia mai visto è qui di fronte a noi. E' Alexandre Pato". Una frase enorme. Detta da chi ha conosciuto leggende vere. Una triste profezia, perchè quel talento durò poco, falcidiato dagli infortuni e da una fragilità fisica maledetta. Quanta bellezza che ci siamo persi!
Cafu: "Rimanevo lì a guardarlo". Pato, che rimpianto!
—Le parole di Cafu oggi fanno riaffiorare una sensazione comune a molti milanisti: aver visto qualcosa di speciale, anche se per troppo poco tempo. Pato era istinto, velocità, sorriso. Era quel giocatore che, in allenamento, faceva scuotere la testa anche a Maldini e Nesta. “Io rimanevo a guardarlo,” dice Cafu. E forse basta questo. Il calcio cambia. I ricordi no. E quando uno come Cafu dice che non lo prendeva nessuno, Alexandre Pato resta lì: nel cuore di chi c’era e nella memoria di chi sa riconoscere il talento vero.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



/www.pianetamilan.it/assets/uploads/202501/023b84ab57242af5f43b1da72acd04b4.jpg)
/www.pianetamilan.it/assets/uploads/202601/a81869442cc9ce532795d1d18bdbcd44.jpg)