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CALCIOMERCATO MILAN

Milan, Tare già in uscita? Le solite (inutili) rassicurazioni e l’attacco di Zazzaroni

Emiliano Guadagnoli
Emiliano Guadagnoli Redattore 
Il pezzo di Ivan Zazzaroni sulla prima pagina de 'Il Corriere dello Spot' getta lunghe ombre sul futuro del Milan, di Tare, di Allegri e non solo. Ecco un estratto

Di fronte all'evidenza, le smentite di rito iniziano a suonare come un disco rotto. "Va tutto bene", dicono da Casa Milan, ma la realtà che filtra dalle stanze del potere racconta una storia diversa. Una storia di fratture, di visioni opposte e di un'identità che sembra essersi smarrita nei corridoi di una sede che somiglia sempre più a un ufficio di consulenza finanziaria e sempre meno a un club di calcio.

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Il muro contro muro: Furlani-Moncada vs Tare-Allegri

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Le indiscrezioni di Nicolò Schira non lasciano spazio a troppe interpretazioni: il futuro di Igli Tare è già in bilico. Nonostante sia arrivato da poco, il DS sembra già essere un corpo estraneo in una struttura che non ne tollera l'ingombro decisionale. Qui emerge la frattura profonda: da una parte il blocco "aziendalista" composto da Furlani e Moncada, alfieri del metodo RedBird basato su algoritmi e sostenibilità estrema; dall'altra la tentazione di un ritorno al "campo" rappresentata da Tare e, inevitabilmente, da Massimiliano Allegri. Come sottolineato da Ivan Zazzaroni , le ultime voci vogliono Cardinale e Ibrahimovic in aperto contrasto proprio con Allegri. Due fazioni, due idee di calcio, zero sintonia. Chi resterà alla fine a gestire le macerie di questa confusione?

"Società bifronte": il duro atto d'accusa di Zazzaroni 

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Zazzaroni è stato chirurgico:

"Non si capisce la direzione, né la prospettiva a breve termine della società bifronte: non c'è traccia di un progetto".

È esattamente questo il punto che tormenta l'ambiente. Il Milan oggi appare come un'entità senza una testa unica, una "cassaforte di metallo" — per citare il sentimento della piazza — fredda, calcolatrice e, purtroppo, priva di quell'anima che ha reso grande questa maglia. Se il progetto esiste, è chiuso in un cassetto a cui i tifosi non hanno accesso. E senza una direzione chiara, ogni mossa di mercato o cambio in panchina sembra solo un timido tentativo di tappare i buchi di una diga che sta crollando.

La frustrazione del tifoso: non è l'Inter, è il Milan

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Zazzaroni sostiene che lo scudetto dell'Inter abbia aumentato la frustrazione dei milanisti. Permetteteci di dissentire. Al tifoso rossonero, oggi, del successo dei cugini frega poco o nulla. La vera ferita non è il successo altrui, ma l'apatia propria. Quello che fa male è vedere un Milan che non culla più ambizioni di grandezza, che si accontenta del piazzamento Champions per far quadrare i conti, che ha smesso di essere "folle" e affamato. Il tifoso rivuole il suo vecchio Milan: forte, autorevole, ambizioso. Questa versione del club non trasmette nulla se non un senso di rassegnazione. Le maschere sono calate. La domanda non è più "cosa succederà", ma "chi avrà davvero il comando". Perché finché non ci sarà una risposta univoca, il Milan resterà questo: una grande incompiuta che naviga a vista nel mare della propria confusione.