"Società bifronte": il duro atto d'accusa di Zazzaroni
—Zazzaroni è stato chirurgico:
"Non si capisce la direzione, né la prospettiva a breve termine della società bifronte: non c'è traccia di un progetto".
È esattamente questo il punto che tormenta l'ambiente. Il Milan oggi appare come un'entità senza una testa unica, una "cassaforte di metallo" — per citare il sentimento della piazza — fredda, calcolatrice e, purtroppo, priva di quell'anima che ha reso grande questa maglia. Se il progetto esiste, è chiuso in un cassetto a cui i tifosi non hanno accesso. E senza una direzione chiara, ogni mossa di mercato o cambio in panchina sembra solo un timido tentativo di tappare i buchi di una diga che sta crollando.
La frustrazione del tifoso: non è l'Inter, è il Milan
—Zazzaroni sostiene che lo scudetto dell'Inter abbia aumentato la frustrazione dei milanisti. Permetteteci di dissentire. Al tifoso rossonero, oggi, del successo dei cugini frega poco o nulla. La vera ferita non è il successo altrui, ma l'apatia propria. Quello che fa male è vedere un Milan che non culla più ambizioni di grandezza, che si accontenta del piazzamento Champions per far quadrare i conti, che ha smesso di essere "folle" e affamato. Il tifoso rivuole il suo vecchio Milan: forte, autorevole, ambizioso. Questa versione del club non trasmette nulla se non un senso di rassegnazione. Le maschere sono calate. La domanda non è più "cosa succederà", ma "chi avrà davvero il comando". Perché finché non ci sarà una risposta univoca, il Milan resterà questo: una grande incompiuta che naviga a vista nel mare della propria confusione.
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