A prescindere da chi sarà l'allenatore, il Milan dovrà necessariamente ripartire, nella prossima stagione, da alcuni punti fermi

Chi sa perdere, di solito, sa vincere. Anche il Milan, da anni, conosce il dispiacere della sconfitta. Per questo, a Milanello, non è facile considerare il recente passato. Negli ultimi anni i rossoneri sono un paziente malato, recidivo. Anche domenica scorsa, la squadra ha sprecato la solare opportunità di affossare una Lazio in aperta crisi di identità; l'occasione era ghiotta per accorciare le distanze dal quarto e quinto posto. Da tempo, infatti, i giocatori che approdano nella galassia rossonera intuiscono l’assoluta incapacità di programmazione. E Mihajlovic, l’allenatore, ne risente eccome: il serbo ha a disposizione poche risorse umane, ed è costretto a lavorare spremendosi le meningi. In via Aldo Rossi c’è un’aria dal sapore depressivo. Insomma, è inutile girarci attorno: nemmeno il più grande allenatore dell’universo sarebbe in grado di ristabilire l’ordine delle cose. Per far ciò, di solito, c’è un ente chiamato società.

Adriano-Galliani

Si, toccherà solo ed esclusivamente alla dirigenza ricostruire mattone dopo mattone un diavolo vincente; a prescindere da chi sarà l’allenatore. Il Milan, giocoforza, dalla prossima stagione, dovrà ripartire dai suoi punti di riferimento. Pochi ma buoni. Dei punti fermi, che tutto il mondo invidia ai rossoneri. Insomma, se per costruire un grattacielo si parte dalle fondamenta, allora il Milan – se vorrà tornare grande – dovrà partire dalla difesa. Proprio da lui: Gianluigi Donnarumma, quello che sarà il nuovo Buffon. Il baby portierone, in piena età adolescenziale, è già un fenomeno per come gioca e per come sta in campo. Davanti a lui, nella prossima stagione, ci sarà ancora Romagnoli: il difensore romano è il futuro della difesa del Milan e del calcio italiano. Per questo, oltre a resistere alle sirene di mercato, i rossoneri dovranno trovare al numero 13 un partner difensivo in grado di farlo maturare pienamente. Il centrocampo, invece, sarà ovviamente nel segno di Montolivo, Bonaventura e Kucka. Punti stabili dai quali ripartire.

Il Milan, però, è rimasto ancorato al suo glorioso passato, optando per strategie di mercato che non hanno mai appagato totalmente. La società, dunque, dovrà regalare a Mihajlovic, o chi per esso, almeno due centrocampisti di caratura mondiale, un esterno (si veda El Ghazi), e una nuova pedina degna di gestire la cabina di regia rossonera. La verità, poi, è che il Milan dovrà imbastire un piano B per ovviare all'eventuale assenza per infortuni o squalifiche dei "gemelli del gol" Bacca e Niang. Il colombiano e il francese saranno richiesti da mezza Europa. Insomma, Galliani dovrà essere abile a resistere a qualsiasi tentazione di cessione (che saranno forti, senza i soldi della Champions), ed a costruire una squadra ancora più forte proprio a partire da questa spina dorsale. Non solo, serviranno strategia, programmazione e lungimiranza: tutte qualità sconosciute alla società rossonera, con buona pace del "povero" Mihajlovic.

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