Il Milan ha trovato tanti potenziali talenti. Molti, però, hanno deluso. Da Mastour ad Albertazzi: non sempre le promesse vengono mantenute.
PALOSCHI
“Paloschi è il mio erede”, parola di Pippo Inzaghi. Il 10 Febbraio del 2008, in un Milan-Siena di campionato, Ancelotti si affidò in attacco ad un giovanissimo e sconosciuto Alberto Paloschi. L’allora 18enne ripagò la fiducia dell’allenatore e dopo soli 18 secondi segnò il gol che diede la vittoria ai rossoneri. Paloschi conquistò le prime pagine dei principali quotidiani sportivi, strappò applausi al pubblico di San Siro e ricevette l’investitura ufficiale del suo idolo Pippo Inzaghi. Un esordio indimenticabile per l’attaccante che già immaginava un gol sotto la curva con la 9 sulle spalle. Un sogno rimasto chiuso nel cassetto. Così come Albertazzi, gli infortuni muscolari tormentarono Paloschi, oggi tornato in Italia dopo un’esperienza poco fortunata allo Swansea in Premier League. Il Milan è ormai acqua passata, il presente si chiama Atalanta.
Tornando ai giorni nostri, Montella ha dimostrato di credere nei giovani e nell’ultima partita contro il Napoli, ha schierato sei under 23 (Donnarumma, Romagnoli, Gomez, De Sciglio, Suso e Niang). Il tecnico campano però, pur riconoscendo il talento non si fida dei giovanissimi rossoneri e preferisce puntare su uomini di maggiore esperienza. Spetterà, dunque, alla società risolvere il rebus legato al futuro di altri giovani in rampa di lancio, che rischiano di bruciarsi. Insieme a Locatelli e Calabria in “lista d’attesa” restano ancora Gabriel, Vergara e Rodrigo Ely.
Fabio Benincasa
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