ESCLUSIVA PM – CESARE MALDINI: “BERLUSCONI LEADER ECCEZIONALE, MA SERVONO SOLDI, CAMPIONI E UOMINI VERI”
ESCLUSIVA PM – CESARE MALDINI: “BERLUSCONI LEADER ECCEZIONALE, MA SERVONO SOLDI, CAMPIONI E UOMINI VERI”
Edoardo Lavezzari
Cesare Maldini (fonte foto Daniele Buffa/Image Sport)Pianeta Milan ha parlato in esclusiva Cesare Maldini, storico giocatore, allenatore e CT. Abbiamo parlato della stagione in corso e della storia del Milan, del modulo di gioco, della famiglia Maldini, del Presidente Silvio Berlusconi e molto altro.Lei è stato, così come Suo figlio Paolo, una bandiera del Milan. Adesso ci sono i nipoti, Christian e Daniel. Diventeranno le nuove bandiere rossonere? A quell’età bisogna pensare ad altre cose. Il calcio dev’essere preso come un gioco. I ragazzi hanno il dovere, soprattutto, di studiare. Non bisogna avere pressioni perché il papà e il nonno sono stati calciatori, non bisogna avere condizionamenti. Questo non mi piacerebbe. Poi se le doti ci sono, se la voglia c’è, ben venga! Queste decisioni verranno prese prima di tutto dalla loro famiglia, perché è giusto così. Comunque, come dico sempre io, se devo dare un consiglio: prima lo studio, poi si vedrà.Nei mesi scorsi si è molto parlato della possibilità che Paolo ricoprisse ruoli di rilievo in seno alla Dirigenza. Si dice che potrebbe essere l'uomo della svolta per il Milan. Sarà così? A questa domanda preferisco non rispondere. Sono cose sue, in cui io non voglio entrare. Sono argomenti delicati e preferisco non parlarne.Quando la squadra, in passato, è stata targata Maldini, tra gli anni ’60 ed il 2009, ha regalato infinite soddisfazioni ai propri tifosi. Ritorneranno quei tempi? Il mondo purtroppo cambia. Non può sempre andare in una certa direzione! Il Milan ha vissuto decenni felicissimi, però purtroppo non può essere sempre così. Bisogna anche aver fortuna. Servono i giocatori giusti, tante cose devono combaciare e bisogna far nascere le condizioni per avere successo. I giocatori sono la chiave. La loro bravura col pallone e senza. Mi spiego? Conta moltissimo la persona, anche fuori dal campo.Faccio un esempio: Marco Van Basten, che da pochi giorni ha fatto il suo compleanno. Come giocatore non serve dire niente: tutto il mondo sa chi era Van Basten. Però Marco è prima di tutto una grandissima persona. Marco era un centravanti unico, ed era, ed è, soprattutto una persona per bene e chi ci ha avuto a che fare lo ricorda come un ragazzo eccezionale. Il comportamento è fondamentale! Questo è quel che voglio dire: se fosse stato solo un buon giocatore, magari, non sarebbe stato quel campione che tutti conosciamo. E questo non capita sempre. Bisogna aver pazienza.Il Milan ha sempre avuto questa combinazione di talento e valori. Adesso bisogna trovarla di nuovo. Però che si vinca o no rimane il simbolo, il vessillo, la bandiera rossonera. Quella, con i valori e la storia che rappresenta, non è né mai sarà in discussione. Poi bisogna lavorare bene e saper aspettare. Pazienza, coraggio ed anche un pizzico di fortuna; sono tutti ingredienti indispensabili per una ricetta di successo.A proposito di centravanti: la moglie di Pazzini ha recentemente polemizzato con l’allenatore e con la società, via Instagram, per le scarse possibilità che vengono date a suo marito. Cosa ne pensa? Io ho letto le parole della Signora, che dice che Pazzini merita di più, che viene ignorato. Però nel calcio succede. E’ così per tutti i giocatori al mondo. Tutti. Loro dovrebbero saperlo bene. Non si possono fare certe uscite. Non esiste, non dovrebbe esistere. Ripeto: non conosco le loro motivazioni, però devono capire che il mondo del calcio è così. C’è un allenatore, che è affiancato da tanti tecnici, direttori sportivi, tutti preposti a decidere. Non credo che avendo in casa un buonissimo giocatore, in buonissima condizione, si possa ignorarlo. Evidentemente ci sono ragioni, per cui la scelta giusta è quella che fa il Mister. Bisogna capirlo ed accettarlo.Qual è il giocatore più forte con cui ha giocato? E quale il più forte che ha allenato? Non posso rispondere, perché non c’è una risposta. Dovrei dire: tutti. Quando ero giocatore facevo parte della squadra più internazionale del nostro campionato. Lo è sempre stata! Ho avuto la fortuna di giocare con moltissimi campioni e di allenarne altrettanti, di livello mondiale. Ho giocato con gente di livello eccelso, italiani e stranieri. Tanti sudamericani. Non riesco a citarne uno in particolare. C’erano italiani, uruguaiani, argentini e via discorrendo. Tutti straordinari. Posso solo dire che ho ricordi meravigliosi. Meravigliosi, con tutti.Vorrei anche dire questo: ho allenato la nostra Nazionale e ne sono molto fiero. C’erano campioni, tantissimi campioni! Però tengo a sottolineare, ancora una volta, quel che dicevo prima: erano tutti ottimi giocatori, però ancor più ottime persone. A questo ci tengo davvero: persone, prima che giocatori. E non ho avuto mai contrasti, con nessuno. Davvero: uomini speciali.Tornando al Milan di oggi. Come lo schiererebbe? Con che modulo Filippo Inzaghi dovrebbe schierare la squadra? Dipende. Si possono fare tantissime cose. Non c’è un modulo solo. Assolutamente no, sarebbe un errore pensarlo. E’ una dote fondamentale per un allenatore: bisogna saper cambiare, anche in corsa. Dipende da moltissimi fattori, dallo stato di forma, dall’avversario che si affronta di volta in volta, dagli infortuni, dallo stato generale dei giocatori; bisogna valutare sempre anche quelli che sono mentalmente più a posto. Un allenatore del Milan deve capire che ci sono dei momenti particolari e deve seguirli e adattarsi. Inzaghi è stato un giocatore di grande livello, queste cose le sa e le capisce.Che ruolo ha, anche in merito alla definizione di certi aspetti tecnici, il Presidente Silvio Berlusconi? E’ da tantissimi anni che comanda. E’ un leader assoluto, in senso buono. Ama moltissimo il suo Milan. E’ un fantastico comandante. Lo era in passato e lo è ancora. Magari negli ultimi anni nelle tasche scorre poco denaro… (ride, n.d.r.). Lo dico in senso buono. I Presidenti sono così, lo sappiamo tutti: amano la loro squadra e cercano sempre di renderla la migliore possibile. Sta facendo quello che può, perché purtroppo forse non può più spendere come prima. Ripeto: in senso buono. Ad ogni modo rimane un leader molto in gamba.In che posizione arriverà il Milan in questo campionato? Io mi auguro che riesca ad andare in qualche Coppa. Non dico quale: in Coppa. Perché il Milan ha un DNA internazionale. Nessuno in Italia ha la storia, la mentalità e il curriculum internazionale del Milan. Arrivo a dire che pochissimi al mondo ce l’hanno. E’ il club più titolato al mondo. Deve stare nelle competizioni internazionali. Non è pensabile che non ci sia il Milan. Poi se sarà la Coppa Campioni o la Coppa Uefa lo vedremo. Però mi auguro che arrivi nelle posizioni che danno accesso all’Europa. Sarebbe un bene anche per il calcio italiano.Grazie. Grazie a voi. Viva il Milan.Andrea Bricchi (Twitter: @andreabricchi77).