Christian Abbiati è intervenuto a Crema in occasione del convegno 'Saranno Famosi': le dichiarazioni del veterano portiere rossonero

Questa mattina, al teatro 'San Domenico' di Crema si è svolto il convegno 'Saranno Famosi, la strada verso il successo' organizzato dal Trofeo Dossena, in collaborazione con A.C. Milan e 'La Gazzetta dello Sport'. All'importante appuntamento, al quale hanno preso parte gli studenti delle scuole superiori della città, ha partecipato anche Christian Abbiati, secondo portiere rossonero, classe 1977. Qui di seguito le sue dichiarazioni più importanti.

Christian Abbiati Milan Saranno Famosi

Sulla sua adolescenza: “All'età di 16 anni, facevo il panettiere per aiutare la famiglia. Dividevo la giornata tra lavoro e allenamenti. Andai a lavorare da un amico. Mi sono fatto la gavetta e poi mi sono ritrovato in questo ambiente stupendo. Iniziavo alle 6.30 al lavoro poi alle 12.30 andavo agli allenamenti a Monza. Sono contento dei sacrifici che ho fatto. Sono stati ripagati. Bisogna avere obiettivi nella vita, ma solo con sacrificio, rispetto ed educazione si raggiungono. Scuola? Ho smesso subito per via di problemi famigliari. Portavo a casa i soldi. I sacrifici? Sono importantissimi. Io non andavo a ballare con amici. Rosicavo ma ho avuto molte soddisfazioni con tanto lavoro”.

Sul Milan: “Dopo 20 anni di Milan sono la mia seconda famiglia. Guai chi mi tocca i colori rossoneri. Devo tutto al Milan”.

Sul ruolo che ha lo sport nella crescita di un individuo: “Imporantissimo: io sono diventato uomo e responsabile, raggiungendo gli obiettivi che mi erano prefissato provandoci sempre ed arrendendosi mai. Ho visto molti ragazzi che avevano un talento esplosivo, ma che non avevano la testa”.

Sul rapporto con Cristian Brocchi: “Fa strano averlo come allenatore visto che eravamo compagni di squadra fino a poco fa – ha sorriso Abbiati -: ero in camera con lui e Gattuso. Guai a chi me li tocca. Sono molto legato a loro”.

Su Balotelli, che ne pensa? “Tipo un po' matto, ma è un bravo ragazzo, ed ha un grande potenziale: faccio il tifo per lui”.

Sulle parate più belle della sua carriera: “Per difficoltà tecnica, quella su Christian Bucchi in Perugia-Milan 1-2 del 1999 valsa lo Scudetto e, per importanza, quella su Mohamed Kallon in Inter-Milan 1-1 semifinale di Champions League nel 2003”.

Sulla data del suo ritiro: “Se smetto a 40 anni? Vediamo”.

dal nostro inviato al teatro 'San Domenico' di Crema, Edoardo Lanzi

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